Categoria: Bisarno e il suo restauro

  • Il fienile quasi pronto e troppe uova nel paniere.

    Il fienile quasi pronto e troppe uova nel paniere.

    Sembra incredibile ma, ancora qualche giorno, e il fienile sarà davvero concluso. Gli ultimi mesi di restauro non sono stati proprio il massimo del divertimento e, complice anche un periodo lavorativamente bello ma saturo fin troppo di attività, oneri, chiamate, meeting, il livello di stress è decisamente salito.

    A ogni modo, il risultato finale è suggestivo, con alcuni elementi davvero di gusto, come la pergola – voliera installata in una lunga giornata di lavoro, la cucina in muratura, l’illuminazione interna e soprattutto esterna, il riuso delle travi di legno del vecchio soffitto trasformate in porte, tavolo e sportelli della cucina. Adesso, risolte le ultime burocrazie, si partirà e vediamo quel che succede. La stagione è già nel suo pieno e ho perso ormai diversi mesi, ma confido comunque in un buon trend. Sono molto curioso di cimentarmi in questa attività.

    Il periodo complesso e caotico mi ha purtroppo obbligato a delle rinuncie e a delle procrastinazioni e a una strisciante sensazione di perdermi qualcosa, di non riuscire a trattenere tutto, come quando si cerca di afferrare con la mani l’acqua. Intanto, non sarò in grado di andare a Londra a sostenere il D3 del WSET. Purtroppo, anzi, per fortuna, avrò una trasferta di lavoro concomitante, e comunque non sono riuscito neanche a prepararmi adeguatamente. Quindi, si va al prossimo appello, al 21 e 22 ottobre e vediamo di dedicarmi in maniera prepotente allo studio a partire da metà maggio.

    Anche il libro sta di nuovo rallentando, e questo è un altro aspetto che mi ferisce non poco. Le priorità vanno inevitabilmente al Consorzio Chianti Rufina, che sta assorbendo gran parte della mia giornata lavorative, soprattutto a seguito dalla comunicazione ufficiale fatta alla stampa della mia nomina, che mi ha portato numerose citazioni stampa e mi ha portato a vivere un Vinitaly davvero unico, molto al centro dell’attenzione: mi sono sentito come in quel lontano Vinitaly 2004, il mio primo, le stesse emozioni, di felicità, di nuovi inizi, e anche di un po’ di sane paure di non essere all’altezza. Dopo 21 anni, niente e tutto cambia.

    Durante il Vinitaly, si è anche sublimata una altra elettrizzante collaborazione con la Regione Calabria, con la quale ho anche tenuto uno speech sulla storia e sulla cultura del vino, speech che mi ha portato a conoscere altre persone e altre realtà, come gli amici del Sannio, sul tema condiviso che il vino debba essere raccontato per la sua capacità magica di agggregare, di elevare il piacere dello stare insieme. Sono occasioni come queste che mi spronano a finirlo questo libro, e a portarlo a giro, a presentarlo nelle terre degli Etruschi, degli Osci, degli Enotri, dell’antica Roma…

    Poi Acqua degli Dei, Spartivento, il Jazz Festival, il Salotto Italia – Cina, l’EACD, il progetto di marketing territoriale dietro il Chianti Rufina, il mio nuovo brand che dovrebbe raccogliere e raccontare tutte le mie attività in forma organica. Tante tantissime cose. Tutte stimolanti. Mi ci vorrebbero giornate da 30 ore, e forse non basterebbero. Unica certezza, il ferro è caldo e va battuto: rimboccarsi le maniche, lavorare, lavorare, lavorare. Non c’è nessuna altra ricetta per portare avanti i propri progetti e realizzare qualche sogno. Il talento da sè non vale nulla senza l’impegno costante e continuo.

    Troppe cose nella testa.

  • Questione di feeling.

    Questione di feeling.

    Oggi il cielo è grigio e sembra quasi promettere neve. Sono nel mio BAR(N), riscaldato dal nuovo climatizzatore – oh, per la stufa sono troppo imbranato. Un Cocciante-Mina d’antan con “Questione di Feeling”. Mille schede aperte nel mio computer: testi di scrittura, progetti, annotazioni, mail da svolgere, idee tante e liste alla Nick Hornby attraverso il mio nuovo amico digitale Notion. il Diploma coi suoi libri e le sue mappe in un lato della scrivania a vetro: a fine maggio c’è da tentare il D3. Un nuovo inizio è davanti a me e tessere la tela delle tante cose che mi e ci aspettano a partire da marzo 2025 mi dà davvero delle emozioni intense.

    La più importante – o meglio: la più visibile – sarà l’apertura del mio B&B nel primo e secondo piano del fienile, esattamente sopra da dove ora scrivo, studio, lavoro. Dopo aver messo la suggestiva scala interna stiamo erigendo le pareti per i bagni e la dispensa: gli interni stanno prendendo forma. E soprattutto, sono riuscito a chiudere una decisione su come trattare gli splendidi mandolati del fienile, i grandi finestroni con mattoni che creano delle geometrie particolari, che assolvevano la funzione di lasciar passare un po’ d’aria e di filtrare la luce per favorire un completo e sano essiccamento della paglia o di appassimento delle uve: qui per esempio ci facevano un favoloso vin santo e le uve di malvasia e trebbiano venivano appese su dei tralicci e fatte essiccare. Per me è fondamentale rispettare questo richiamo storico: dall’esterno devono apparire integri, mantenuti, a differenza di tantissimi fienili in cui i mandolati sono stati aperti, quasi violentati e sono state ricavate delle finestre al loro interno. Mah! Io ho optato per delle tamponature, per delle murature cioè, lasciandone solo a vista delle torri che richiamino la loro identità. L’effetto è comunque molto bello anche così. Certo, non c’è tantissima luce (non ce ne sarebbe stata neanche a non tamponarli) e così siamo intervenuti con una finestra a tetto. E poi installeremo degli infissi minimali in alluminio color ruggine.

    Quando il fienile sarà pronto, al piano terra ci sarà una accogliente zona giorno con lo spettacolare antichissimo lastricato in pietra, con cucina in muratura, tavolo in legno vallombrosino per 4/6 persone che avevo a casa dei miei genitori, divano-letto e area studio-relax, oltre a un bagnetto e una stanza dispensa. La scala in ferro condurrà alla zona notte, col pavimento col suo antico cotto toscano mangiato dal tempo e sofitto con travi in legno e pianelle in cotto con originale capriata a vista, che includerà un comodo letto matrimoniale, un ulteriore divano letto e un raffinato bagno en suite con ampia cabina doccia separata. La concimaia a fianco della struttura sarà il giardino dell’appartamento, dove mangiare, rilassarsi, leggere un libro. Insomma, questo è quello che sogno! Ora c’è da rimboccarsi le maniche, anche qui, e andare avanti, coordinare i lavori, e darmi da fare nel poco-tanto che la mia inabilità mi permette: tenere pulito il cantiere, spazzare, portare via i calcinacci, e anche motivare!

  • L’amor fati al tempo delle mandorle mature.

    L’amor fati al tempo delle mandorle mature.

    In questa lenta transizione, anche mentale, fra la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno, sto cercando di mettere a fuoco l’anno che verrà: eh si, ho ancora il retaggio scolastico e per me i veri inizi, i veri propositi, gli auto convincimenti, partono a settembre piuttosto che a gennaio. E quindi, da quando siamo rientrati da Amsterdam il 12 agosto, ho cominciato a pensarmi a settembre, e ora che settembre è più che arrivato, sento un filo di irrequietudine tipico dei momenti di partenza un po’ troppo cerimoniosi, come i cavalli del palio di Siena che scalpitano ore prima dello sparo di inizio. 

    Intanto, questo mese a casa mi ha permesso di dedicare cura e amore al giardino, all’orto, a piccoli abbellimenti anche interni e come sempre Bisarno ha restituito con gli interessi le attenzione ricevute: stiamo finalizzando l’impianto elettrico esterno, potenziando l’irrigazione automatica dal pozzo, riverniciando alcuni oggetti esterni, curando alcune piante malate – su tutte il fico Turca -, iniziando alcune potature, e nel frattempo abbiamo raccolto il basilico e fatto e congelato il nostro pesto, raccolto i pomodori (anche quelli dei nostri vicini) e conservati anche quelli. Le pere, tantissime. Le more: che marmellate! E ieri le mandorle, scosse dall’albero, poi demallate, e infine messe a seccare. I peperoncini a breve, così come le giuggiole, tantissime come sempre, con temperature progressivamente meno torride, meno umide. 

    Insomma, ci ho messo tanto sudore ma che soddisfazione. 

    Il grande obiettivo per l’estate 2025 è concludere il fienile. A breve mio cugino finirà gli esterni – la scala di salita al fienile è bellissima, così come la nuova pergola di color ottanio! – e a quel punto potrà iniziare i lavori interni. 

    Poi, la gestione del Diploma e la preparazione per il D3, che vorrei fare nel BAR(N). La soddisfazione dei 3 esami passati mi deve dare le energie per affrontare l’esame più complesso, a fine maggio 2024.

    Non ultimo, nel 2024 sono vent’anni che lavoro nel vino, e vorrei che con gli ultimi mesi di quest’anno riuscissi a mettere a terra le mille idee dietro La Molecola della Civiltà.  

    Tutto questo avvassalato al mio lavoro in Ruffino: il 2025 sarà un anno delicato, ma anche di sfide davvero elettrizzanti che sono felice di giocare. 

    Nietzsche lo chiamava amor fati. Essere innamorati del proprio destino, anche delle sue complessità. 

  • La scala del fienile

    La scala del fienile

    L’estate ha cominciato a farsi sentire nelle ultime due settimane, con tanta umidità e tantissime zanzare. È un buon periodo, a ogni modo. E le imminenti vacanze ad Amsterdam mi stanno portando ulteriore entusiasmo che investo fra il lavoro, fra piccole attività collaterali e, soprattutto, la cura di Bisarno e la ristrutturazione, lentissima, ma goduta in ogni suo aspetto, del fienile che, dopo la meravigliosa storia del BAR(N), il mio studio – cantina, adesso sta attuandosi al piano terra, al primo piano e all’esterno.

    La più bella novità è l’installazione della scala di connessione fra il piano terra e il primo piano del fienile. Da quando posseggo Bisarno l’accesso all’ultimo piano del fienile era soltanto attraverso una ripidissima scala di ferro che sbucava in un passaggio stretto: a salire con un po’ di fatica ancora ancora riuscivo, ma poi a scendere ogni volta era un patire. Di conseguenza, avrò visitato uno dei luoghi più suggestivi di tutto il complesso, l’ultimo piano, solo 4, 5 volte in quasi 10 anni. Ma, ogni volta che riuscivo in questa meravigliosa ascesa, rimanevo sempre affascinato dalla bellezza architettonica e dal sapore vissuto, dal carico di storia semplice, di bellezza necessaria e involontaria, di quell’ambiente. A tetto, appena alzati gli occhi, una meravigliosa capriata teneva in magico equilibrio travi mangiate e mattoni consunti. A terra, un cotto macero, liso, consunto nel centro da qualche peso (lo stoccaggio di grano? Di uva?), calpestato per secoli. Uno specchio gigante consunto, con una screpolata cornice dorata addossato a casaccio a una parete, e una formaggiera penzolante da una trave, rendevano la mia vista nostalgica, sospesa in un tempo passato, come in una natura morta. Nelle pareti, gli straordinari mandolati in mattoni intrecciati, volti a mantenere ombroso e ventilato l’ambiente, restituivano dei giochi di luce – ombra sognanti. E poi l’odore, fra la polvere, il grano ammuffato, un po’ di stallatico, di cassetto della nonna. L’ultimo piano mi aveva sempre donato emozioni profonde e non vedevo l’ora di poterlo visitare con più frequenza.

     Adesso, salendo con la comoda scala, l’ultimo piano è comunque un po’ cambiato a causa dei lavori sul tetto e nel solaio. Lo specchio dorato l’ho restaurato e fa mostra di sé in casa. la formaggiera è andata distrutta, ahime, ma era davvero lisa. Il pavimento è stato rifatto e alcune travi della capriata rimessa. Stiamo intervenendo per rendere abitabile quello che per 200 anni è stato un luogo di lavoro, ma la bellezza è ancora assoluta e la nuova scala è perfettamente integrata con questo sapore antico e moderno al contempo.

    Arrivare al disegno definitivo della scala non è stato facile. Ovviamente, hanno gravato sulla decisioni mille obblighi burocratici, di sicurezza, di conformità, sulle quali, purtroppo, non posso che alzare le mani e prendere diplomatico atto. Avrei voluto farci una scala a chiocciola, ma non potevamo. Abbiamo quindi optato per l’unica soluzione che ci rimaneva: una scala centrale che raccordasse i due ambienti storici con leggerezza contemporanea, dialogando col passato tramite l’utilizzo del ferre e col presente attraverso un disegno molto moderno, e mantenendo il traguardo, la possibilità di vedere attraverso fra due elementi molto suggestivi del piano terra su cui insiste la scala: l’antica porta in legno del fienile e la vecchia e macera finestrella sulla parete apposta. La scala ha un armonioso e leggero movimento alzata seduta. Ha un doppio accesso, uno per lato. E finisce al piano alto con una balaustra protettiva altrettanto minimale e integrata.

    È un passo, forse neanche così grande, ma psicologicamente per noi si, per arrivare alla fine dei lavori e per poter finalmente dare vita al nostro piccolo, suggestivo, bed and breakfast che speriamo davvero possa essere pronto per l’estate 2025.

  • Cisterna, addolcitore, frigorifero.

    Cisterna, addolcitore, frigorifero.

    Questo luglio lo ricorderò come l’estate dei guasti e delle riparazioni, come il mese in cui avrei voluto dare spinte forti al restauro del fienile e invece mi sono trovato a spendere per delle situazioni impreviste e imprevedibili. Succede. E va presa con filosofia. Può sempre accadere di peggio. Comunque, in ordine: rottura della cisterna dell’acqua. Rottura dell’addolcitore dell’acqua. Rottura del frigorifero. Tutti e tre da buttare via. Soprattutto la prima è stata una questione grande, perché siamo stati con acqua senza pressione per un mese, perché abbiamo dovuto distruggere un solaio, rimuovere la cisterna squartata da un movimento rotatorio innaturale che l’ha fatta poi squartare dallo scoglio sotterraneo, ripristinare il solaio e cambiare lastricato perché non c’erano più le altezze di prima e le lastre non ci stavano più. L’addolcitore è stato invece rotto da un geco che ha ben pensato di infilarsi fra il carter, l’involucro esterno dell’addolcitore, e la scheda madre dello stesso, bruciandosi ovviamente vivo e lasciando il suo corpo tumefatto e cauterizzato sulla scheda madre, rovinandola. Del geco resta solo un lacerto di testa. Della scheda madre i fusibili sciolti. Per quanto riguarda il frigorifero sembrava una sciocchezza: il gelo non fa – il frigo si. E invece, dopo una escalation di tecnici e controlli, la sentenza: elettroforesi, che porta a perdite di gas. Impossibile rimetterlo. Da buttare. Col frigo ripeto perfettamente funzionante. “Tanto prima o poi smetterà di fare anche quello”. Meno male che ho un amico misericordioso che intanto mi ha prestato un congelatore, cosi attendo che si spenga per sempre anche il frigo e poi vedremo il da farsi, che sarà…spendere per riparazioni straordinarie e impreviste.   

  • Il tric tric delle cesoie

    Il tric tric delle cesoie

    Siamo quasi arrivati a fine febbraio. Oggi è un lunedi piovoso. Aspettavo che riprendessero i lavori nel fienile, ma puntualmente non si è presentato nessuno in cantiere, senza avvertire e malgrado le promesse. Niente di nuovo. Comunque: intanto lo scannafosso esterno è stato compiuto. Per l’estate ho in programma due progetti: il lastricato perimetrale, lato strada, poi davanti al BAR(N) e che proseguirà con una scala fino alla concimaia, e la scala in ferro di connessione fra il piano aia e il primo piano. Obiettivo è avere la struttura al “crudo” entro l’estate: senza impianti, senza arredi, ma utilizzabile per feste, pranzi, stoccaggi. Poi, nel 2025 proveremo a concludere i lavori, ricavandoci un appartamento. Vediamo come andranno le cose.

    Un certo nervosismo aleggia in questi mesi. No, non ci sono notizie brutte, fortunatamente, ma su tanti aspetti della mia vita faccio più fatica di un tempo. Al lavoro, nello studio, nelle incombenze familiari, è un periodo un po’ pastoso, magmatico, di energie non sempre positive. Sarà una banale crisi di mezza età, non so, ma sto provando più strade per esorcizzarlo.

    La più forte ed efficace è l’immergermi nel qui ed ora della vita di campagna che, dato un inverno mite, sta già rinascendo con gemme e in alcuni casi, per esempio i susini, i mandorli e gli albicocchi, con le prime bellissime fioriture, che ogni volta, a ogni vita rinnovata, mi danno delle emozioni fortissime. Alcuni alberi hanno già 5 anni, qualcuno è qui da sempre, altri sono nei primissimi anni. E questo è il periodo delle potature. Quest’anno mi sono comprato un bellissimo libro, “Potatura Facile”, davvero un bel testo, scritto da Pietro Isolan e Mattia Cereda. Un testo per hobbisti, ma di rigore scientifico. Concentrarsi sulle piante, cercare di indirizzare il loro sviluppo e la loro capacità di dare frutti e bellezza, di far sì che siano irrorate di luce, che non abbiano intrecci che possano portare a ristagni di umidità e quindi a funghi, prendersi cura della loro crescita nell’ambiente di Bisarno mi aiuta molto in questo periodo chiaroscurale. Ieri, una soleggiata domenica d’inverno, ho concentrato i miei sforzi da potatore dilettante in serra, dove ho stoccato una quindicina dei miei agrumi: il caldo creato dalle vetrate, l’azzurro invernale, i profumi delle prime zagare già presenti, il tric tric delle cesoie, una certa bellezza avvolgente dell’ambiente, mi ha rilasciato un certo benessere.  

    Anche nel mondo a me caro della scrittura e del pensiero creativo, fra il BAR(N) e “La Molecola della Civiltà”, la mia opera dedicata alla storia del vino, stanno nascendo delle possibilità che mi auguro davvero tanto possano fiorire con la primavera. Nel frattempo, anche la Laura ha cambiato studio ed esattamente 10 anni dopo un trasloco, ne ha fatto un altro. Una crescita ulteriore in uno studio molto bello a Firenze. Noi ci muoviamo.

  • Destinato a diventare.

    Destinato a diventare.

    Berlino è condannata per sempre a diventare, e mai a essere. Questa splendida citazione su una delle mie città preferite al mondo, letta oggi sulla raccolta di saggi “Passenger” dedicata appunta a Berlino (ci stiamo preparando per tornarci a breve!) e proferita dal critico d’arte primo novecentesco Karl Scheffler, mentre un caldo fuoco crepitava nella stanza del camino di Bisarno, in una domenica di sereno relax familiare, mi ha molto colpito.

    Per Berlino è perfetta, ne coglie davvero l’anima irrequieta e in continuo movimento. Ma la trovo molto calzante anche per me.

    In questi giorni abbiamo dato inizio ai lavori di ripristino degli ambienti interni del fienile di Bisarno, quello davanti casa, quasi più familiare di Bisarno in quanto l’iconico portale di ingresso in legno antico è stato assurto a logo di Bisarno, nonché copertina de La Toscana di Ruffino, ormai 7 anni fa, quando i lavori di Bisarno dovevano ancora partire.

    E se il piano meno 1 del fienile è già concluso ed è diventato il mio BAR(N), la mia cantina studio dove pensare, rifugiarmi, prendermi del tempo per me, il piano terra e il primo piano diverranno una nuova casetta, per chissà quale futuro. Ci prenderemo tutto il tempo necessario e molto ce ne siamo già preso: a giugno 2022 avevamo completato le facciate e il tetto. Ora, con tutta la calma del caso, anche per calibrare le spese, ci apprestiamo a riportare alla luce il fienile, con una fruizione questa volta abitativa, quindi diversa dallo stoccaggio del fieno al piano terra, dell’appassimento delle uve per il vin santo al primo piano dove si trovano gli spettacolari mandolati, e della stalla con le mucche prima e di una cantina di vinificazione poi al piano -1 dove abbiamo realizzato il BAR(N).

    Tutta quest’anima un po’ selvaggia, un po’ essenziale, di bellezza scabra, verrà però mantenuta, con lo stesso approccio che abbiamo avuto con Bisarno. Rispettare l’anima del luogo ma non farsi cristallizzare nel passato nostalgico e museale.

    E questa novità, tornando alla citazione dell’inizio che sento molto appropriata anche per me, riesce a lenirmi un po’ di malinconie che in questa parte dell’anno, in questo lasso di vita, mi attanagliano. Forse anche io sono destinato a diventare, abbracciando l’aspetto con filosofia, più che a essere, e a dover cercare costantemente il cambiamento pur su alcuni punti fissi. Chissà.

  • Lo zafferano, il D1 e il fienile!

    Lo zafferano, il D1 e il fienile!

    Questo week end si è trascinato nebbioso e con tanta pioggia, ma carico di umanità.

    In un periodo in cui tutto viene procrastinato, tutto viene rallentato, tutto viene rimandato, mi fa davvero piacere mettere dei tasselli psicologici che mi fanno stare bene, soprattutto per affrontare il periodo più malinconico dell’anno: novembre.

    La prima e più grande soddisfazione è stato l’aver ricevuto il tanto atteso risultato del D1, il primo e fra i più complessi esami del DIploma WSET: sono passato, e con merito! Di fatto, per questo esame mi ero sacrificato l’estate e per me è stata una botta di grande entusiasmo!

    La raccolta dei pistilli di zafferano è l’altro segno di bellezza tangibile di questi giorni. Una passione che è giunta al secondo anno, mi ha visto prendermi cura dei bulbi con le bambine e raccoglierne nei grigi giorni novembrini i luminosi pistilli rossi.

    Poi, stiamo riavviando i lavori per il fienile. Lentamente, ma vorremmo completare con la Laura la nostra piccola, piccolissima struttura ricettiva per la primavera del 2025. Un obiettivo a medio termine che vedrà in questi mesi la realizzazione di tante piccole progressive fasi di lavoro, che a me piace particolarmente mettere a terra, alla Laura un po’ meno…

    Infine, nel mio adorato buon ritiro, il BAR(N), al piano seminterrato del fienile, abbiamo dipinto di rosso la cantina.

  • Cicala e formica. Ottobre caldo e i grandi progetti.

    Cicala e formica. Ottobre caldo e i grandi progetti.

    Siamo quasi a metà ottobre e le temperature si mantengono estive. Sono giornate turgide, soleggiate, piene di colori, ma inquietanti se si pensa che in questa stagione poteva capitare già di accendere il fuoco, di gustare l’avvolgente vellutata di zucca gialla, un must autunnale di casa Sorelli, e di arrostire le prime castagne. E invece il 2023 dà l’ennesima conferma del fenomeno del riscaldamento globale.

    A Bisarno si mangiano i fichi del Turca, quest’anno ci appaiano ancora più buoni perchè la pianta si è ammalata (il punteruolo nero), le giuggiole, le ultime zucchine dell’orto, i friggitelli che come i peperoncini hanno compiuto un altro giro di maturazione, e le melanzane. I melograni e le noci fanno bella mostra di sè sugli alberi. Ieri, per esempio, abbiamo messo tutto quello che ora offre l’orto nella pizza, fichi inclusi, pizza preparata in un divertente e atipico pranzo pizza del sabato con alcuni amici: ormai la zona cucina esterna, realizzata un anno e mezzo fa, e di fatto inaugurata per la mitologica festa di nozze, si è cristallizzata come una delle zone più belle e più divertenti per vivere Bisarno. E la pizza di ieri, con l’impasto super idratato di Stefano, mi è apparsa come una delle pizze più buone mai mangiate.

    Sono anche contento che per il primo anno i peri nani hanno prodotto pere giganti! Come per la vite funestata dalla peronospora, anche l’altra coltura regina della Toscana, l’olivo, mostra i segni di una annata debole, che vedrà una produzione di olive scarsissima e, di conseguenza, olio sempre più caro.

    Si, come sempre e in ogni ambito ci sono tensioni dialettiche, visioni complementari, aspetti contraddittori, che determinano una certo dinamismo esistenziale.

    Io, come ogni ottobre, è come se subissi la sindrome dell’imminente inverno, della fine di un ciclo. E lo vivo sempre con questo doppio da cicala (la vita è una, troppo spesso lo sottostimo) e da formica. E cerco di fare provviste “mentali” per i giorni bui. Sono queste le ore del progetto del fienile: dopo il BAR(N), il mio studio / laboratorio creativo, che mi ha dato il là ai progetti di autore e narratore che stanno fiorendo e sono fioriti negli ultimi mesi, ci piacerebbe completare, di qui a un anno, anche la ristrutturazione degli altri due piani, e arrivare a un appartamento completo di qui alla fine del 2024, magari, perchè no, l’estate del 2024. E dal 2025, comunque, avere la possibilità di affittare turisticamente il fienile. Stiamo anche pensando al futuro più remoto di Bisarno, e a quello che sarà il principale impatto economico nella gestione dello stesso, ovvero l’energia, che a Bisarno è necessaria, e tanta, per la luce, ovviamente, ma anche per il riscaldamento e l’acqua calda. Chissà che in futuro non si riesca a trovare una quadratura per un impianto fotovoltaico. Inoltre, sono in pieno cammino – beh, pieno, forse andrebbe scritto meglio “appena iniziato” – del Diploma WSET, di cui ho già scritto precedentemente. Fra due settimane avrò il D2, e fra poche settimane mi aspetto, con crescente ansia, il risultato del primo. Per questo, l’ambizione è di conseguirlo entro il 2025.

  • Il BAR(N) e l’amicizia.

    Il BAR(N) e l’amicizia.

    Quasi per caso venerdi 19 maggio si é svolta una delle serate più belle di sempre qui a Bisarno, la prima (di tante, ne sono sicuro) con protagonista il BAR(N).

    L’indomani della clamorosamente sofferta e goduta semifinale di Conference della Fiorentina contro il Basilea, ci siamo trovati con Giovanni, il Micio, il Di Fraia e il Giannelli per fare un Viola Party nel mio rinnovato bar, il BAR(N).

    Talvolta ci mettiamo mesi per organizzarci e vederci, altre, come questa volta, succede qualcosa di più immediato, istintivo, di si entusiasti e contagiosi e, chi con birra, chi con patatine, chi con la semplice voglia di fare serata spensierata, ci si trova a casa mia verso le 21, si scende giù nel BAR(N) e ci si saluta abbracciandoci commossi a pochi battiti dalle 2 del mattino.

    Con questi amici si usciva nel 1996. Era l’anno del Ciclone e di Titanic, visti insieme al cinema Accademia di Pontassieve, si ascoltavano Battiato dell’Imboscata, i Prodigy e i CSI, ci trovavamo al Campino di Pontassieve e si facevano le prime macchinate verso Firenze. Ognuno di noi inseguiva i suoi sogni, chi d’amore chi di studio chi di indipendenza e realizzazione professionale.

    Avevamo la musica nel BAR(N) e, complice qualche calice di vino, abbiamo vissuto quasi una esperienza mistica, cantando tutti insieme a squarciagola La Cura del Maestro, e poi danzando vorticosamente le musiche di quegli anni, e ricordando episodi, fatti, ridendo, talvolta anche commuovendoci, buttando fuori le tensioni degli stress che la vita di padri, professionisti, docenti, ci sottopone.
    Una serata bellissima, avvolti e coccolati nelle magiche architetture del barn, che ci ha fatto da utero e macchina del tempo.