
Sono passato al primo tentativo sia alla theory che al tasting del D3! Evvaiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii.
Entusiasmo un po’ esagitato e puerile, vero. Ma che immensa soddisfazione aver ricevuto la mail dal WSET: aprirla è stato un attimo interminabile, un secondo congelato fra la paura e l’aspettativa.
Sono riuscito a intravedere nella mail letta dal telefono un congratulations e ho capito di essere stato promosso. A entrambi gli esami! E la theory anche con due domande su cinque col merit, mentre al tasting due merit hanno compensato due fail. Ma chi se ne frega: il risultato finale è aver superato the beast.
Al netto della tesi, il D6, consegnata a fine mese, che mi ha altrettanto impegnato di tempo e stress, il Diploma è pressochè compiuto (al 90%, mancando il 10% del D6), e in caso di malaugurato respingimento della tesi, eventualmente mi armerò di buona pazienza per ridarla, nei tempi che mi permetteranno di andare a Londra per la cerimonia dei Diplomi di aprile 2027. A un mese dal mio cinquantesimo compleanno.
Non posso non ripensare a quanto abbia sacrificato per conseguire questo diploma. La voglia di intraprendere il percorso del Level4 WSET, aka Diploma, dieci anni dopo aver conseguito il Level3, è nata quasi per caso a maggio 2023, con la mia solita attitudine a mettermi un po’ in difficoltà, a cercare di sublimare nello studio matto e disperatissimo un periodo lavorativo in Ruffino non idilliaco, con l quale, infatti, avrei interrotto la collaborazione di lì a un anno, dopo 18 anni tondi.
Eppure, è grazie a Ruffino che per i primi esami ho avuto sostegno economico per la retta e le trasferte londinesi, nonchè la possibilità di ritagliare del tempo al lavoro (e alla famiglia) per studiare. Uno studio che fin da subito avevo sottostimato. Il percorso del Diploma è gigantesco, e non so se lo raccomanderei a qualcuno. Senz’altro se ne ricavano emozioni e soddisfazioni altrettanto enormi, ma la dedizione richiesta è maniacale e costante. Aggiungi che l’inglese va saputo e scritto (visto che gli esami sono tutti scritti, non digitati a computer) meglio dell’italiano.
Comunque il primo esame, il D1, l’ho sostenuto ad agosto 2023: un imponente prova scritta di agronomia ed enologia. Mi ci sono approcciato inizialmente un po’ naive, e nella simulazione di esame ho ricevuto, lo ricordo ancora come una pugnalata, una sonora bocciatura che mi ha imposto, a circa 50 giorni dal vero esame, ritmi di studio forsennati – tanti risvegli all’alba, la pratica del club delle 5 del mattino, in mezzo a una estate che avrei potuto godermi diversamente. A ogni modo ho ricordi comunque dolcissimi: mi sono armato di pazienza, ho chiesto tanto all’enologo e all’agronoma di Ruffino, mi sono iscritto a un corso con un formatore esterno, Wine with Jimmy, ho “stressato” mia moglie ripetendole concetti letteramente in ogni angolo della nostra relazione e il 14 agosto sono volato a Londra col mio compagno di studi, e ai tempi collega, Vittorio. Ricordo ancora l’aeroporto di Bologna affollato per l’esodo di ferragosto. Io, Vitto e un piatto di tortellini in attesa del volo. La notte prima dell’esame in un delizioso ristorante thai a Brick Lane e l’indomani, l’esame. La sensazione di averlo fatto bene, soprattutto l’ultima domanda. E di rientro dopo l’esame, passeggiata leggero, di quando uno sente di averlo fatto bene e si gode le bellezze di Londra: ricordo una giornata di mezz’agosto azzurra e fresca. Fintanto che Vitto, serafico, esclama: ma lo hai messo il codice di matricola in ogni pagina e nella cover? E io: dovevamo metterlo? Lui, col suo aplomb atarassico: temo di si, c’era scritto nelle istruzioni che ci hanno consegnato, e comunque lo hanno annunciato anche con l’altoparlante. Ecco, tutta la leggerezza del post esame è naufragata in un pesante senso di inquietudine, che mi ha portato a sudare freddo e a scrivere, immediatamente nel Gatwick express verso l’aeroporto, una mail al WSET. Gentilmente, mi hanno confermato che avrei dovuto farlo e si sono comunque industriati di recuperare gli esami, ancora non spediti per la correzione, e di aggiungere il mio codice. E alla fine, dopo 14 settimane: D1 PASS WITH MERIT!
Eh si, devo molto a Vittorio, i suoi metodi da giurista, rilassati, volti al punteggio, molto efficaci, che gli ho visto applicare alle dinamiche di studio, metodi che brillavano rispetto alle mie rapsodie creative anche quando c’era semplicemente da acquisire dati e concetti: con lui ho preparato il D1, il D2, il D4 e il D5 ed è stato una figura totemica della mia prima parte di studi. Veniva qua nel BAR(N), spesso in motorino, e passavamo serate e pomeriggi ad assaggiare e a risentirci concetti.
Il D2, wine business, l’ho cominciato a studiare subito dopo. Vacanza con la family in Portogallo, in una bellissima villa a Mistra, vicino a Lisbona. Il business, per me che lavoravo da quasi 20 anni nel vino, mi sembrava l’esame più semplice, e in effetti è quello con la pass rate più alta. Da metà agosto ai primi di ottobre ritmi di studio piuttosto rilassati, non bassi ma comunque più gestibili. Nel mezzo (per ogni esame ci sono 14 settimane di correzione) la notizia del risultato del D1: Pass with merit, che mi ha credo dato una certa tracotanza, quella che i greci chiamano hubris. Anche durante l’esame la tensione era infinitamente più bassa rispetto al D1: e come spesso ci insegna la vita, e ancora di più il WSET, mai abbassare la guardia. Infatti, malgrado domande di cui sentito molto forte, una sulla sociologia dei consumi, l’altra sul Systembolaget, e una autovalutazione veramente ottimista (e questa volta mi ero anche ricordato del codice di matricola), dopo le fatidiche 14 settimane, ecco il risultato: FAIL.
Crolla il mio proverbiale “non sono mai stato bocciato in vita mia”, vero sempre, tranne per quel maledetto D2. Siamo ormai a gennaio 2024. Il corso accademico prevede la preparazione anche per il D4, dedicato ai vini spumanti, e il D5, dedicato ai vini fortificati. Due esami apparentemente piccoli, ma che introducono un’altra variabile, quella della prova di tasting secondo gli schemi analitici e molto rigidi del SAT, il systematic approach to tasting sviluppato da WSET. Bollicine e fortificati non sono mai stati al centro del mio lavoro, ho sempre lavorato in aziende e aree rossiste, con qualche bianco in carta, o dolci naturali come il Vin Santo. Le tecniche produttive delle bollicine e dei forticati sono piuttosto complesse, mentre l’assaggio prevede anche l’analisi di vini che in Europa non mettono piede, come lo Sparkling Shiraz e il Muscat di Rutherglen. Mi doto di alcuni strumenti fondamentali, come il Coravin e il Nez du Vin, il primo per poter siringare un campione di vino dalle bottiglie senza aprirle, dandomi modo di riassaggiarle, il secondo un campionario di aromi essenziali che mi aiutano a farmi il naso, a distinguere quanti più profumi possibili e ad associarli a vini, uve e stili. E cominciano le mie ossessive sessioni di studio e assaggio, quest’ultimo fortunatamente potenziato “live” nelle varie nazioni in cui mi trovavo a viaggiare per lavoro, soprattutto Canada, US, Germania (quanti favolosi Sekt da Riesling), Francia (Champagne, Cremant, ma anche Banyuls e VDN), la nostra Italia, Prosecco e non solo, la Spagna dello Sherry, il Portogallo del Madeira e del Porto, e soprattutto Londra, la Londra di luoghi fantasmagorici del bere come il 67 Pall Mall e Berry Bros & Rudd, il più antico wine merchant del mondo.
Soprattutto, il mio orgoglio ferito mi impone – riecco un classico del mio carattere che riaffiora: l’autopunirmi se sbaglio qualcosa, una sorta di autoflagellazione post-litteram -: il volere dare 3 esami tutti e tre nello stesso giorno, facendo concomitare, il 12 giugno 2024, la scrittura e gli assaggi del D2, D4 e D5.
Immaginate lo stato d’animo in quei mesi, diviso fra il lavoro, che si stava ulteriormente complicando e che mi recava nervosismi e insoddisfazioni crescenti, e la voglia di rimediare alla mia bocciatura autoimponendomi una giornata patibolare. Oltre agli strumenti succitati sopra, ho la fortuna di conoscere una educatrice, Joanna dal Portogallo, con la quale inizio l’abitudine di ripassar ei contenuti dei vari esami in sessioni di 3 ore tutte le domeniche sere. E quando dico tutte, dico tutti, dalle 19 alle 22, quindi mutilando anche un momento condiviso in famiglia, la cena. Joanna sarà una delle figure più importanti di questo percorso, e a cui sono più grato. Mi ha dato anche modo di conoscere molte altre persone e di strutturare i miei studi con maggior metodo, attraverso anche software di organizzazione come Notion.
Il 12 giugno 2024 è una agonia. Mi registro a tutti e tre gli esami e la signora alla reception mi diceva che non avevo senso quel che stavo facendo. Ma libero di farlo…La mattina il D2, poi dopo pranzo, trascorso in piedi a un benzinaio con zuccherini e barrette energetiche, il D4, prima le domande, poi l’assaggio dei 6 vini bendati, infine il D5, prima le domande, poi l’assaggio di altri 6 vini bendati. 12 lapis appuntiti per non perdere tempo ad affilarli e una giornata completamente volata via, con crampi alle mani, piccoli giramenti di testa, ma finita. E anche qui, il momento brivido, vissuto nel bagno di nuovo col sagace Vitto come protagonista, mentre parlavamo del tasting del D4: “Che merde, hanno messo alcune domande anche nell’altro foglio – lo hai visto vero?” Eh no, non l’ho visto, e avevo consegnato le risposte del tasting senza un paio di domande che avrebbero portato punti. Un giramento di palle sesquipedale che mi ha fatto affrontare l’ultimo esame fra lo scoraggiato e il nichilismo. Alla fine, mi sono trovato a uscire dalla prova di esame da delle scalinate tutto appoggiato su una balaustra: sembravo Ronaldo dopo il mondiale del 1998. Vitto pronto a immortalare quel momento in una foto che intendo ingigantire come ricordo di uno dei giorni più folli della mia vita. Lo ricordo con enorme piacere, adesso: lì ho conosciuto un altro pazzo che ha tentato tutti e tre gli esami come me. Dopo cena, abbiamo fatto serata a Londra, riconnettendoci con gli amici del Consorzio Chianti Classico che avevano un evento nella city, e finendo dal vino alla birra. 12 giugno 2024. Una giornata davvero memorabile? E come è andata a finire? passato a tutti e 3! Una gioia monumentale! Tre email arrivate nell’arco di 8 ore a fine settembre. Un rosicato pass al D2, un pass con merit al D5, l’ultimo che avevo dato, quasi da scoglionato, in cui emerge un distinction al tasting (nel D4 e D5, a differenza che il D3 i voti fra theory e tasting sono mediati), e – miracolo – un pass anche al D4, malgrado la mezza pagina di domande non viste.
In quei giorni, fine settembre 2024, intravedo la discesa: manca soltanto il terribile D3 e la tesi! Entusiasmo alle stelle e motivazioni a mille. Mi sentivo davvero in procinto di spaccare il mondo. E ancora una volta, il saliscendi, l’ascensore. Le difficoltà del lavoro diventano insormontabili e a ottobre 2024 mi accordo per la conclusione della mia relazione professionale con Ruffino entro marzo 2025, dopo 18 anni di lavoro, e in un momento in cui Ruffino, quella che ritenevo l’azienda della mia vita, che mi aveva fatto crescere, poi dirigente, accolto e abbracciato tutti i miei progetti e idee, si era involuta in un percorso lontanissimo da me.
Purtroppo, ho dovuto riorganizzare le priorità e accantonare il progetto di studiare e sostenere il D3, un esame di portata biblica, a maggio 2025. Un periodo, quello che va da novembre 2024 a giugno 2025 molto particolare, che adesso definisco uno dei più belli della mia vita, ma che ho vissuto in una totale trance agonistica, ma che mi ha portato davvero a delle novità cardinali della mia vita e della mia famiglia: non è questo il post dove raccontarle, lo ho già fatto dettagliamente più volte, ma in pochi mesi mi configuro come temporary manager, assumendo il ruolo di direttore del Consorzio Chianti Rufina, faccio emergere la mia consulenza nell’area dei profumi con Acqua degli Dei, concludo, concludiamo meglio dire con mia moglie la ristrutturazione e l’affitto turistico de Il Fienile di Bisarno, decido di creare una essenza, un profumo che racconti la campagna toscana e sia legato a Bisarno, e nasce Respiro eau de parfum e home parfum, creo il mio studio di consulenza, nel seminterrato del fienile, chiamandolo BAR(N), un progetto di recupero architettonico delizioso, e soprattutto mi metto a scrivere quello che negli ultimi 10 anni era la cosa più entusiasmante che stavo facendo come direttore comunicazione di Ruffino: raccontare la storia e la civiltà del vino. Porto a termine il progetto di una vita, il saggio “La Molecola della Civiltà – il viaggio del vino fra storia, mito e bellezza”. In parallelo, docenze per scuole, collaborazioni con vari enti, una trasferta ad Hainan, nel sud della Cina, per capire eventuali opportunità. Beh, un periodo in cui non mi sono annoiato e che ancora adesso caratterizza il mio abbecedario professionale.
Appena ritrovata una minima vita routinaria – lo devo al mio orgoglio, alle fatiche passate, al fatto che io per definizione debba finire tutte le cose che inizio – riprendo in mano il Diploma.
Da un punto di vista temporale non è passato tanto, diciamo una interruzione di 6 mesi, ma da punto di vista logistico, informatico, organizzativo, più di una vita: non ho più il supporto di Ruffino, non ho solo un lavoro a cui affiancare lo studio, ma una serie di consulenze che si affiancano a una principale, più due prodotti da gestire, il profumo e il B&B, infine e soprattutto è entrata prepotentemente nelle nostre vite l’AI, l’intelligenza artificiale. Andiamo con ordine e ricostruiamo l’anno che mi ha portato al fatico 13-14 maggio 2026, quando ho sostenuto il D3.
Quando a giugno del 2025, finito il riassestamento della mia vita, ho ripreso in mano i testi per riportare al centro delle mie giornate anche il Diploma, ho subito un forte shock: di lingua, di concentrazione, di voglia. Per mia natura, non mollo mai, soprattutto dopo aver già sostenuto 4 esami, ma davvero ho dovuto cercare degli appigli. Da un lato ho trovato appigli nei tutor, ancora una volta Joanna, ma anche e soprattutto Anna McHale di Diplomatherapy e la sua community. Dall’altro ho ricominciato a viaggiare per territori del vino, rinnamorandomi profondamente del vino con le stesse leve di venti anni fa. E qui non posso non ricordare con grande affetto le giornate a Bordeaux, in Cote du Rhone, nel Beaujolais con mia moglie, ma anche tutta la Toscana, il Piemonte, la Campania, ampissime zone della Spagna e quasi tutto il Portogallo con amici volenterosi ed entusiasti, Londra, Berlino, Parigi con le loro infinite possibilità di assaggio.
Ultimo ma non ultimo, la mia dannata dedizione, aiutata da degli strumenti di lavoro davvero rivoluzionari – software con integrata l’intelligenza artificiale – coi quali mi sono testato, confrontato con enorme pazienza, ho generato podcast più veri di quelli veri.
E così, prova di domanda di esame scritta dopo prova di domanda di esame scritta, centinaia di pagine riempite a lapis, assaggio dopo assaggio dopo assaggio, test cards per tenere allenata la memoria, letture della buonanotte sul vino nei principali siti del mondo, nottate trascorrere a studiare, albe a ripassare e scrivere, insomma dopo una tentacolare e maniacale preparazione (ho anche un file excel da serial killer che lega al famoso SQP stile qualità prezzo tutti i fattori di tutti i territori vinicoli del mondo), sono arrivato, stremato, ai due giorni di esame, scortato dalla Laura, e dei quali ho già scritto.
Tutto questo è valso la pena? Non lo so, ma intanto la soddisfazione di aver visto quei due pass è stata immensa.









































