Venerdi 21 agosto sono stato invitato a presentare il libro a Gustarte, un evento che si tiene da ormai 10 anni nel bel borgo di Durazzano, fra Caserta e Benevento. Il tramite, il nocchiero, l’ideologo è stato ancora una volta l’ormai amico Pasquale Carlo, un maestro e un pozzo di cultura e saper fare: il libro non era solo, ma accompagnato a una degustazione narrata sulle condivise radici etrusche fra i vini del Sannio e del Chianti Rufina, fra Sangiovese, Aglianico, Falanghina e Trebbiano. Un modo davvero bello di parlare di vino e civiltà, senza troppi tecnicismi. Accanto a noi, durante la presentazione, vi era la bravissima e dotta assessore alla cultura del comune di Montesarchio, Morena Cecere, con la quale si è ricreato un raffinato e gustoso simposio sotto il segno di sua altezza Assteas e del suo magnifico cratere, espressione sublime di convivialità e incontri attorno a un calice. Chissà che in futuro il libro non abbia la fortuna di essere presentato proprio accanto al Cratere, al Museo del Sannio di Montesarchio, dove è custodito.Dopo la degustazione, due passi in un paese vestito a festa, pieno di sapori e vitalità.
La giornata a onor di cronaca era iniziata fin dal mattino, dopo un risveglio all’alba in quel di Pontassieve accompagnato dalla moglie. Prima tappa, Aversa, in compagnia di due spettacolari cantine del luogo, la Cantina Carlo Menale e Terramatta. Aversa è città di chiese, pesche, cantine scavate nel tufo, e dell’Asprinio, coltivato nelle cosiddette “alberate aversane”, viti maritate con pioppi alti fino a 10 metri: eredità pulsante di un altro lascito etrusco. Ho provato a salire i primi gradini di una alberata dentro la proprietà di Menale ma mi girava la testa!
A pranzo, siamo stati nello storico ristorante enoteca di Menale nel centro di Aversa: le cantina ipogee, scavate per 14 metri sotto terra, nel morbido tufo che compone il suolo di quelle zone, sono una cosa spettacolare. Una visita divertente, storica, con tanti aneddoti, con la grande teatralità di Carlo Menale e suo figlio, sublimata in un momento gastronomico squisito, fra bufale, paste al pomodoro semplicemente perfette, una torta di crema chiamata Polacca e gli Asprini delle due cantine, vinificati secchi, in metodo charmat, ancestrale e classico.
Una giornata bellissima e dalla quale torno a casa davvero grato, e con la conoscenza anche di un altro professionista straordinario, Aldo Lorenzoni di Graspo. Ma questa è un’altra storia che sono sicuro avrò modo di raccontare in un futuro prossimo.






