La seconda parte del viaggio ad Hainan si è svolta nella capitale dell’isola, ad Haikou, nel nord. Circa 4 ore di van sotto una pioggia tropicale e l’arrivo in città. La prima impressione non è stata ideale: cielo grigio, città questa volta grande (4 milioni di abitanti, piccola per la Cina ma grande per i miei canoni) e una sensazione di deja vu deludente che ho avuto in molte megalopoli della Cina. In realtà, questo giudizio severo mi si è confutato e quasi del tutto ribaltato già dopo pochi attimi.
Eravamo coinvolti a un altro evento di incontro fra le parti, questa volta rivolto più all’area politica che commerciale e il benvenuto che ci è stato fornito, l’organizzazione coi suoi rituali (fra cui quello del te), la magnifica cena di gala – mi sembrava di essere dentro un film, hanno reso la giornata davvero memorabile. Abbiamo poi concluso la serata, noi italiani, al roofbar dell’hotel dove, fra birra cinese, un piano bar che ci cantava canzoni italiane anni 50, fra la stanchezza, la soddisfazione, lo straniamento di essere così lontani da casa, di conoscerci da poche ore fra di noi eppure in maniera così “vissuta”, ci siamo lasciati andare a riflessioni molto personali.
L’indomani abbiamo visitato il duty free più grande del mondo (!), che si trova fuori Haikou – impressionante, ma abissalmente lontano dai miei interessi. Per pranzo, abbiamo mangiato col proprietario di un hotel sulla costa, che poi ci ha mostrato i plastici di altre sue proprietà: tutto molto surreale, mi rendo conto anche solo a scriverlo. Immaginate a viverlo. Anche la serata conclusiva è stata particolarissima: una cena in classico stile hainanese, accompagnati da un funzionario pubblico di alto livello, con spettacolo di acrobati e canto, dentro un edificio a forma semisferica a vetri, affacciato sul mare. Decisamente memorabile.
Finale di serata col cocco (credo di averne bevuto più di 15 litri, e mangiato in ogni sua declinazione) e visita di quella che forse è la cosa che mi è più piaciuta di questa settimana: la città vecchia di Haikou. Vecchia per modo di dire perché la furia iconoclasta con cui gran parte delle aree storiche in Cina sono state abbattute non è stata risparmiata neanche qui, e per vecchio intendo quindi inizio Novecento, ma è stato molto affascinante immergersi nel mercato locale, fra case basse e un po’ dirute, venditori chiassosi, botteghe di artigianato e prodotti locali.
Proprio a pochi dal più grande duty free del mondo e nella capitale dell’isola destinata a diventare il più grande polo commerciale del mondo. Ah, fra i banchi del mercato, in luoghi al limite dell’igiene, vi era la possibilità di pagare con WeChat, vero grande fratello della Cina, mentre le connessioni con Google, con Whatsapp e tutto il gruppo Meta precluse anche nei grandi hotel di catene internazionali.

