Prefazione
Miscere utile dulci. Il vino e il linguaggio della memoria civile.
Attilio Scienza
Nell’era dei social media e dell’intelligenza artificiale, scrivere di vino intrecciando mito, bellezza e storia può sembrare un esercizio velleitario. In realtà, è un atto di grande coraggio. Francesco Sorelli, per descrivere le tappe della plurimillenaria civiltà del vino, utilizza come una filigrana la storia del mondo e propone al lettore una chiave di lettura originale, fondata sulla ciclicità degli eventi e sull’affascinante coesistenza di elementi in apparente contraddizione — divini e diabolici, alti e bassi — tanto nel vino quanto nell’essenza stessa dell’umanità e del suo ciclo evolutivo, dall’Età del Bronzo a oggi. La storia, infatti, muta nei fatti, nelle contingenze, nelle forme, ma conserva uno schema profondo e ricorrente, che si manifesta come un continuo, ininterrotto respiro ciclico e chiaroscurale. La storia del vino, come Sorelli dimostra, è una storia di lunga durata: fatta di gesti, immagini e riti che si perpetuano al di là dei secoli. È una storia che sfugge alle date e alle periodizzazioni, e che vive nella continuità dei “mitemi” del vino, frammenti di mito che attraversano la cultura europea dai culti ancestrali fino alle liturgie laiche e religiose della nostra contemporaneità.
Tuttavia, il richiamo della storia non può e non deve essere solo un esercizio intellettuale o un gioco di memoria e citazioni, per quanto eleganti e dotte: abbiamo bisogno di immedesimarci in ciò che leggiamo, di emozionarci e sognare, di confrontarci e di apprendere dagli accadimenti che il racconto restituisce. Perché – come ammoniva Ryszard Kapuściński – “non esiste storia, se dalla storia non nascono domande”.
La parola greca mithistorima, che fonde e unisce mito e storia, rappresenta icasticamente lo spirito di questo libro.
Orazio, nella sua Ars Poetica, invitava a “unire l’utile al dilettevole” – miscere utile dulci -, dove la narrazione diventa strumento di conoscenza, interessando il lettore attraverso un sapiente equilibrio fra insegnamento e piacere.
I tempi moderni preferiscono utilizzare un anglismo ben noto a tutti: storytelling.
Tre espressioni diverse che conducono tutte al virtuoso approccio che persegue Sorelli, il quale, come un ermeneuta moderno, da finissimo comunicatore, sa traslare il valore culturale e simbolico del vino dal piano spirituale e rituale a quello antropologico e territoriale, rendendolo accessibile, vivo, condiviso. Sorelli ricerca nel mito, nella memoria collettiva, nei rituali, nelle opere d’arte e letterarie evocate, nelle leggende narrate attorno al vino, nei cicli sinusoidali, non un esercizio di nostalgia, ma la linfa viva con cui l’umanità può provare a ricostruire il proprio passato, vivere appieno il presente e immaginare senza ansie il futuro. L’insegnamento più alto che il libro racchiude è proprio la corretta interpretazione e traduzione dei profondi valori del vino: la sua misteriosa e bivalente capacità di unire, emozionare, restituire bellezza – ma anche di poter ferire, distruggere, annichilire.
Questo libro è una miniera inesauribile di fatti, eventi, persone, divinità, eroi, opere d’arte, rimandi letterari e poetici che animano, senza alcuna pesantezza, la complessa avventura del vino, offrendo al lettore un caleidoscopio attraverso cui osservare i progressi scientifici, sociali e culturali che hanno fatto l’Europa – e parte del mondo – e, con essi, comprendere la centralità del vino nel destino umano.
L’immaginario, qui, è il vero protagonista: quel territorio dell’esperienza in cui il dato sensibile si intreccia con la memoria, la percezione e la creazione artistica.
È da questo spazio che nasce la sinestesia, la facoltà del nostro cervello di trasformare uno stimolo gustativo o visivo in un ricordo sonoro o emotivo, di associare al vino una musica, un volto, un paesaggio. Grazie a questa prospettiva, il lettore scoprirà che la civiltà del vino non è solo un affaire tecnico o commerciale, ma una forma d’arte, un linguaggio della bellezza, un esercizio di armonia e di convivialità.
La Molecola della Civiltà è un’opera fuori dagli schemi: con tocchi di filosofia, storia dell’arte, enografia, mitologia, scienze sociali e storia delle religioni, non ricalca in alcun modo i canoni tradizionali della trattazione storico-letteraria, ma si costruisce come un unicum volutamente antididascalico, seguendo la via della narrazione e dell’intuizione, con incursioni nel folklore e nella tradizione popolare, che diventano chiavi per interpretare temi di profonda rilevanza culturale. Oggi, nell’epoca dell’analfabetismo emotivo e dell’informazione liquida, il vino può ancora insegnarci a sentire: a riconoscere le radici, a celebrare la comunità, a rinnovare il senso della fraternità. Un libro che auspicherei potesse essere presente nelle scuole superiori e nelle università, nei corsi da sommelier e di enologia, di marketing e di management del vino. Perché, in fondo, comprendere il vino è un atto di memoria, e ogni memoria è un gesto di civiltà.

Attilio Scienza
Agronomo e professore italiano, considerato uno dei massimi esperti al mondo di genetica della vite e viticoltura. Docente all’Università di Milano, è una delle figure più autorevoli nella divulgazione scientifica sul vino.
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Trama
La Molecola della Civiltà – il viaggio del vino fra storia, mito e bellezza è un viaggio di ottomila anni che si dipana nel tempo come gli intrecci di un fiasco e le onde ipnotiche e carezzevoli di un rosso.
Introduzione
Il supercalifragilistichespiralidoso, la doppia anima del vino e Gilgamesh.
La Molecola della Civiltà
“La Molecola della civiltà” è un progetto narrativo sul ruolo storico, culturale e sociale del vino nel disegnare convivialità, bellezza e civiltà, quando e se consumato in compagnia e nella giusta quantità.
