Tag: Attesa

  • Il giorno prima.

    Il giorno prima.

    il primo maggio a lavorare. Quel lavoro che mi piace, che mi fa rilassare e non mi fa troppo pensare che domani é il gran giorno dell’intervento: stare nei campi, zappare, vangare, piantare…

    Stando ancorato al presente, come ho imparato, con molta fatica, in questi 8 lunghissimi mesi di terapie e preoccupazioni, di rabbia e paure, di tristezza e pensieri, dopo un’estate recisa al suo culmine, un autunno grigio e triste, un inverno funestato dalla perdita del babbo, e questa primavera che ancora mostra più il suo lato freddo piuttosto che offrirsi al nutriente caldo.

    Questa storia, ci dicono, le dicono, ci farà crescere e un giorno sapremo riconoscere quanto bene ci abbia fatto. A lei, a me, alle bambine, al nostro saper stare al mondo.

    Oggi preferisco ancora sbriciolare la terra con le mie mani per renderla più accogliente alle piantine da me seminate (pomodori, friggitelli, melanzane), preferisco annusare le aromatiche fregandomene dell’allergia, giochicchiare con le bambine e le loro rosacee biciclettine, raccogliere le fave e assaporarle prima ancora di farle arrivare in casa, ferirmi a tentare di eradicare le erbacce, scoprire dai flebili miagolii la nascita di 3 nuovi micini…

    Preferisco non pensare troppo e vivere questo presente così come é, senza farmi troppe domande. Lavorando, il primo maggio. Senza pensarci su troppo. 

  • Reco meco fave.

    Reco meco fave.

    Credibilissimo

    Questa fredda primavera non demorde. Anche oggi mi ero proposto, forte di previsioni che davano un generale miglioramento dopo giorni di vento e pioggia, con camicia e giacca verde (speranza…), ma è tutto il giorno che, pur in ufficio, sono col freddo addosso…

    Intanto, l’orto mi ha restituito le fave. Tante, belle e grosse. Io, fava fra le fave. Le sto raccogliendo, le mangiamo col pecorino, saltate in padella con dei pomodorini, le pestiamo insieme alle mandorle per un pesto primaverile (in attesa dei basilici che ho seminato…) e, a fine ciclo, le utilizzerò per pacciamare. Già così, e come tutte le leguminose restituiscono molto azoto al terreno (avete mai notato fra le vigne il favino?) e lo renderanno molto fertile per la coltura successiva.

  • Un fine settimana caracollante, in attesa e con apici.

    Un fine settimana caracollante, in attesa e con apici.

    È un fine settimana perturbato e umido, dove il riposo operativo, l’otium latino, con cui di solito elevo i miei sabati e domeniche, si è svolto con ritmi un po’ più bassi del solito, quasi assecondando le uggie del tempo. 

    Ho caracollato quindi per quasi due giorni fra il lastricato e la terra seminata, fra la terra fresata per l’orto e gli alberi da frutto sparsi un po’ dappertutto (il pesco ha la “bolla”, gli altri prosperano, fra gli agrumi – quorum i novissimi cedro della Corsica e il chinotto di cui è ghiotto un amico brianzolo – appoggiati al lato ovest (il più caldo e meno ventoso) e la struttura dove appoggio i miei vasi di peperoncino, fra la torre in casa trasformata in semenzaio e il lembo di terra sotto il muro sud della concimaia dove ci vorrei mettere un po’ di pomodori.

    È l’attesa la parola che più mi ha accompagnato. L’attesa per l’erba che palesi finalmente i suoi primi fili d’erba. Per i semini piantati nelle cassette della frutta e stoccati nella torre. Per l’orto che verrà, dove sto giocando fra le linee e gli incastri con dei cordoli di calcestruzzo che faranno da bordure ornamentali. Per lunedì, che darà il via a un periodo lavorativo carico di viaggi e di impegni per i quali provo sentimenti fra l’entusiasmo e la preoccupazione. 

    Un fine settimana sospeso, diversamente bello, con un po’ di pioggia e un po’ di sole, di ricordi agrodolci e di aspettative, ingentilito da un sabato sera dolce, a due, in un ristorante d’autore incastonato in un borgo a coccolarmi la mia lei. Da una Fiorentina che vince da squadra, giocando col cuore a Genoa. Dai primi germogli di cavoletto e di pomodoro. Da un tramonto che lascia intravedere quanto imminente sia la stagione prossima ventura.

  • L’orto che sarà. Il giardino delle delizie.

    L’orto che sarà. Il giardino delle delizie.

    L’orto sinergico. Ornamentale. Biologico. Sfoglio “Il piacere dell’orto” di Slow Food. Disegno sui progetti dello spazio esterno. Scribacchio appunti: leguminose, liliacee, fiori funzionali. Nella mia testa si sovrappongono idee ed entusiasmi: un orto, il mio orto, che rispecchi i miei gusti, racconti la mia terra e contribuisca alla bellezza del luogo.

    Fuori diluvia, è una strana domenica mattina di attesa: prima di andare a pranzo dai nonni, prima che ripartano i lavori, prima che asciughi, prima che arrivi la bella stagione.

    E niente di meglio che progettare, documentarsi, fantasticare: pomodori, aromatiche, i cavoli, i radicchi, i peperoncini, sei vasche aiuole, attorno alcuni alberelli da frutto, qualche giaggiolo.

    E ieri insieme ai nonni siamo andati per vivai a comprare le piante per la siepe a scarpata che delimita la nostra aia con la strada sterrata sottostante: pianteremo la lavanda in apice, contigua con il lastricato, e il rosmarino e il rosmarino prostrato giu verso il muricciolo sulla strada. Poi timo dorato e salvia, in quel fazzoletto di siepe dopo il nocio che la divide in due parti diseguali.

    Chiudo il progetto, da quanto premevo sul foglio la mina del lapis si è spezzata. Mi affaccio fuori dalla finestra della torre. Sta diluviando. Lo spazio che accoglierà l’orto è a oggi, 18 febbraio 2018, solo una spianata di terra fradicia, ma io ci intravedo già il nostro giardino delle delizie. E mi godo questa fase costruens mentre l’inverno finisce il suo corso.