Due giorni dopo la elettrizzante presentazione alla Giunti Odeon, avevo in programma un evento ancora più grande e strutturato: una presentazione-degustazione presso la sede AIS di Emilia Romagna a Bologna dal titolo “Il libro nel calice”. L’opportunità è nata grazie a una intuizione di Stefano Malagoli, titolare di Fruitecom, con cui chissà che in futuro non si facciano delle cose ancora più approfondite – Stefano è una persona deliziosa e un professionista esemplare, con un gruppo di lavoro qualificatissimo, che ho avuto il piacere di frequentare ai tempi di Ruffino. Stefano, scrivevo, mi ha raccontato della qualità delle iniziative dell’associazione bolognese, fra cui la possibilità di presentare il libro in dinamiche legate anche alla degustazione. Mi ha così messo in contatto col presidente Luca Manfredi e col responsabile di Bologna Josè Todisco. In poche settimane, ho avuto il privilegio di far fiorire una serata davvero riuscita. L’idea di base era quella di individuare i principali momenti di sviluppo del vino, a partire dal Caucaso, e associargli una opera d’arte, o una poesia, esplicativa del periodo, e sopratttutto, e qui sta il virtuoso valore aggiunto, un vino che fosse associabile a quel determinato periodo, per appartenenza geografica (un vino calabrese per gli Enotri, campano per la Magna Grecia), stilistica (l’orange per il Caucaso, l’anfora per la Mesopotamia e il Libano) o temporale (il Sangiovese per gli Etruschi, il Pinot Nero per il Medioevo, il Nebbiolo per il Risorgimento). Ne è emersa una serata strepitosa, piena, entusiasta, a cui hanno partecipato anche i produttori, 5 su 8, e che mi ha dato modo di allargare conoscenze, contatti, idee, e che spero davvero possa diventare un format. La sersata è stata per me anche una occasione per passare del tempo di qualità con due amici distanti fra loro e vicini a me, Enrico e Alessandro, che hanno legato subito e che mi hanno accompagnato con entusiasmo e affetto in quella che è stata una delle serate più appaganti della mia vita.






