Tag: caco

  • Lentamente. Ma stai arrivando.

    Lentamente. Ma stai arrivando.

    Venerdì, pomeriggio già tardo. Rientro a casa con la luce ancora alta. Si sta placando anche il vento. Il mandorlo é in piena fioritura, così come i candidi susini. I giuggioli che accompagnano la strada di ingresso si stagliano contro un cielo di un azzurro finalmente deciso. Il pergolato aspetta un tavolo per animarsi e che le viti inizino ad arrrampicarsi attorno ai suoi pali di ferro. Il melo, accanto a dove un giorno odorerà l’orto, mostra gemme lanuginose e gonfio, mentre il caco, l’albero che da grande darà il benvenuto a chi verrà a Bisarno, ha accenni verdi che spuntano dai rami. Le aromatiche – lavanda, rosmarino, salvia e morto – paiono essere più ampie e frondose, in attesa di più ubertose e profumate crescite. Le gatte sornione mi guardano e stringono gli occhi caracollandomi incontro: sono entrambe incinte. I miei occhi bruciano, come se già, allergici, soffrissero del polline. E mi sento stanco ma voglioso di far parte di questo nuovo ciclo di vita.

    Lentamente, ma stai arrivando primavera.

  • Piantare. Quando la primavera litiga con l’autunno.

    Piantare. Quando la primavera litiga con l’autunno.

    Una strana dialettica avvolge queste ore: la primavera che si affaccia con dardi di luce calda, le prime fioriture, gli uccelli coi loro canti e l’inverno che ancora stagna bagnando le giornate, sibilando venti freddi, colori pallidi e ombre grigie.

    Sono successe tante cose in questi ultimi mesi che mi hanno cambiato. Si dice che i dolori hanno un senso se riusciamo a strizzarne via qualche insegnamento, un lascito, un nuovo sé più evoluto.

    E non a caso mi sono imbattuto e ho avuto modo di riflettere, coi giusti strumenti, del significato di pienezza, del “qui e ora”. E col sedere dolorante (alla fine la caduta dalle scale non é stata una sciocchezza, ho due vertebre coccigee lussate), stringendo i denti, cacciando le malinconie, ho provato a far prevalere nel mio animo la primavera.

    Una primavera lavorativa, di un nuovo anno fiscale appena iniziato, di nuove ed elettrizzanti responsabilità, di nuove idee da portare avanti: Ruffino é fuori di retorica una famiglia, ci sono colleghi coi quali ho condiviso delle situazioni tremende, altre bellissime. E alla quale dedico tantissimo tempo, ripagato.

    E soprattutto una primavera familiare, da coltivare hic et nunc, qui e ora, senza buttare via tempo o sprecarlo per situazioni che non valgono. E la famiglia coincide con la nuova casa. Oggi é stata una giornata dove, insieme a mio babbo, mio suocero, il mio vicino e amico di casa, e per un po’ anche le mie bambine, ci siamo dedicati a piantare. Piantare é credere nel futuro. È avere fiducia che dai semi nasceranno frutti. Che ci sarà del bello attorno. E che questo possa essere determinato da me, da noi.

    Abbiamo finalmente messo le piantine per la siepe-bordura lungo l’aia: una fila di lavanda e una di rosmarino, e nel mezzo un po’ di salvia e di timo. Le mie aromatiche tanto desiderate a portata di mano e di cucina! Sempre nella stessa siepe abbiamo piantato un corbezzolo, il simbolo dell’Italia per le sue foglie sempre verdi, i fiori bianchi e le bacche rosse, e un melograno a cespuglio.
    Davanti casa, il benvenuto per chi arriva, un caco, che mentre la natura andrà in letargo ci regalerà articolati rami spogli e meravigliosi pomi arancioni.
    Accanto ai due susini già fioriti selvatici nel prato (prato…per adesso terriccio smosso, ma arriverá anche l’erba, ci stiamo lavorando) un bel ciliegio durone, ancora molto piccolo e che ci regalerà le ciliegie non questa ma l’estate prossima: sapremo attenderle. E giù di sotto, dove avremo l’orto (futuro sempre meno remoto!), ai piedi della porcilaia e con l’intento di addolcirne lo slancio gotico, abbiamo piantato un melo rotella, varietà antica del fiorentino.