Tag: fienile

  • La mia primavera 2025

    La mia primavera 2025

    È incredibile quanto veloce sia corso via questo inverno, e quanto sia cambiata in positivo sia lavorativamente che privatamente (ormai ahinoi vita e lavoro sono spesso un tutt’uno) la mia vita negli ultimi mesi.  Temevo che l’uscita da Ruffino portasse con sé anche aspetti negativi, oltre alle belle novità che già sapevo mi attendevano. Invece, lo dico con poca scaramanzia, sono davvero tante le fioriture emerse in questa primavera, e sono di nuovo al centro del mio destino.

    Il lavoro col Chianti Rufina è iniziato, anche ben prima della formalizzazione al 1 marzo. Una attività a 360 gradi, che mi sta facendo conoscere fattorie, luoghi, persone che già pensavo di conoscere e che invece mi stanno donando spunti, idee, progetti per poter svolgere al meglio il mio ruolo da direttore e ambasciatore del consorzio vini del mio territorio. A breve ci sarà il Vinitaly e provo le stesse emozioni del mio primo Vinitaly col Chianti Classico, nell’aprile 2004, più di venti anni fa.

    Inoltre, ho la fortuna e il privilegio di collaborare al pensiero strategico e creativo di due marchi fantastici, che mi mettono al centro bellezza, umanità, impegno. Coi profumi di Acqua degli Dei a giugno presenteremo in quel paradiso in terra che è Il Giardino degli Dei a Capo Vaticano un nuovo profumo, a cui ho contribuito anche nella definizione olfattiva (ed è bellissimo realizzare profumi!). Abbiamo creato anche un blog, Il Profumo della Bellezza, che mi fa anche scrivere di tematiche a me molto vicine. Poi, la linea moda maschile Spartivento, ispirata al punto più meridionale di Italia: a breve usciremo col nuovo sito e daremo il via al progetto!

    Poi, dopo anni di presenza un po’ sottotraccia, grazie all’amico Francesco con cui abbiamo fatto cose straordinarie nel recente passato, a partire da Le Tre Rane, sono orgogliosissimo di essere diventato parte importante di uno dei festival jazzistici più affermati di Italia, Il Florence Jazz Festival: a settembre quest’anno ci troveremo in uno dei palchi della Firenze d’oltrarno, prima e dopo i concerti – c’è un rooster di artisti eccezionale quest’anno – per raccontare le storie di bellezza attorno a un calice.

    Non solo, ci sono collaborazioni con amici e professionisti, Marco, Eugenio, Giovanni, Lorenzo, Renza, per citare i più presenti, che stanno portando a nuovi viaggi e progetti, vicini e lontani, da Pontassieve alla Cina, da Milano alla California. Queste collaborazioni, che parlano di storia e cultura del vino, di ESG, di comunicazione corporate, di docenze, di botteghe del gusto toscano, di bellezza che incontra la bontà, ruotano attorno al BAR(N), il mio studio-agenzia ricavato nel piano interrato del fienile di Bisarno, che ormai è diventata la mia sede di lavoro, nonchè un piacevolissimo luogo di simposi e convivi con amici, vista la presenza anche della mia cantina. Sto lavorando al sito, spero in un paio di mesi di uscire con www.studiobarn.it

    Aggiungo anche che il fienile, a parte alcune settimane di ritardo accumulate nella sua ristrutturazione, è quasi terminato e da maggio diverrà il nostro bed and breakfast. Non stanno mancando i problemi, i nervosismi e le lungaggini (direi un classico di ogni ristrutturazione) ma è sempre per me molto piacevole sognare con gli arredi, coi recuperi storici, con le scelte di interior: e adesso sta venendo davvero bene. Le prossime settimane saranno decisive, con impiantiti, porte e finestre, elettrodomestici, etc. E poi da giugno sarà una freccia da aggiungere alla mia faretra.

    Infine, e forse questo è l’aspetto più profumato di quelle fioriture di cui stavo scrivendo prima, ho ritrovato tempo per prendermi cura di me stesso. Non tanto fisicamente (anzi: questa è una promessa che mi devo fare, perché sto invecchiando male fra gli acciacchi e la nullafacenza atletica) quanto psicolgicamente: sto finalmente concludendo il macro progetto de “La Molecola della Civiltà”, che spero entro l’anno diverrà un libro, un podcast, un progetto di storytelling locale e internazionale. “La Molecola della Civiltà” il mio grande grazie al vino, di cui sto provando a tracciarne un percorso che parte dalla Colchide, le civiltà mesopotamiche, i Fenici, il nostro mediterraneo coi Greci e gli Egiziani, l’Italia degli Etruschi e dell’Antica Roma, fino al Rinascimento, la civiltà contadina, il fiasco e i giorni nostri.

    In parallelo, studio, o perlomeno provo. Chi mi segue sul blog sa che quasi due anni fa ho iniziato il progetto del Diploma WSET: ho dato i primi 4 esami, ma davanti a me ora c’è l’esame più complesso, che proverò in primo appello a maggio. Anche questo, mi piacerebbe concluderlo nel 2026.

    Ad maiora.

  • Questione di feeling.

    Questione di feeling.

    Oggi il cielo è grigio e sembra quasi promettere neve. Sono nel mio BAR(N), riscaldato dal nuovo climatizzatore – oh, per la stufa sono troppo imbranato. Un Cocciante-Mina d’antan con “Questione di Feeling”. Mille schede aperte nel mio computer: testi di scrittura, progetti, annotazioni, mail da svolgere, idee tante e liste alla Nick Hornby attraverso il mio nuovo amico digitale Notion. il Diploma coi suoi libri e le sue mappe in un lato della scrivania a vetro: a fine maggio c’è da tentare il D3. Un nuovo inizio è davanti a me e tessere la tela delle tante cose che mi e ci aspettano a partire da marzo 2025 mi dà davvero delle emozioni intense.

    La più importante – o meglio: la più visibile – sarà l’apertura del mio B&B nel primo e secondo piano del fienile, esattamente sopra da dove ora scrivo, studio, lavoro. Dopo aver messo la suggestiva scala interna stiamo erigendo le pareti per i bagni e la dispensa: gli interni stanno prendendo forma. E soprattutto, sono riuscito a chiudere una decisione su come trattare gli splendidi mandolati del fienile, i grandi finestroni con mattoni che creano delle geometrie particolari, che assolvevano la funzione di lasciar passare un po’ d’aria e di filtrare la luce per favorire un completo e sano essiccamento della paglia o di appassimento delle uve: qui per esempio ci facevano un favoloso vin santo e le uve di malvasia e trebbiano venivano appese su dei tralicci e fatte essiccare. Per me è fondamentale rispettare questo richiamo storico: dall’esterno devono apparire integri, mantenuti, a differenza di tantissimi fienili in cui i mandolati sono stati aperti, quasi violentati e sono state ricavate delle finestre al loro interno. Mah! Io ho optato per delle tamponature, per delle murature cioè, lasciandone solo a vista delle torri che richiamino la loro identità. L’effetto è comunque molto bello anche così. Certo, non c’è tantissima luce (non ce ne sarebbe stata neanche a non tamponarli) e così siamo intervenuti con una finestra a tetto. E poi installeremo degli infissi minimali in alluminio color ruggine.

    Quando il fienile sarà pronto, al piano terra ci sarà una accogliente zona giorno con lo spettacolare antichissimo lastricato in pietra, con cucina in muratura, tavolo in legno vallombrosino per 4/6 persone che avevo a casa dei miei genitori, divano-letto e area studio-relax, oltre a un bagnetto e una stanza dispensa. La scala in ferro condurrà alla zona notte, col pavimento col suo antico cotto toscano mangiato dal tempo e sofitto con travi in legno e pianelle in cotto con originale capriata a vista, che includerà un comodo letto matrimoniale, un ulteriore divano letto e un raffinato bagno en suite con ampia cabina doccia separata. La concimaia a fianco della struttura sarà il giardino dell’appartamento, dove mangiare, rilassarsi, leggere un libro. Insomma, questo è quello che sogno! Ora c’è da rimboccarsi le maniche, anche qui, e andare avanti, coordinare i lavori, e darmi da fare nel poco-tanto che la mia inabilità mi permette: tenere pulito il cantiere, spazzare, portare via i calcinacci, e anche motivare!

  • L’amor fati al tempo delle mandorle mature.

    L’amor fati al tempo delle mandorle mature.

    In questa lenta transizione, anche mentale, fra la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno, sto cercando di mettere a fuoco l’anno che verrà: eh si, ho ancora il retaggio scolastico e per me i veri inizi, i veri propositi, gli auto convincimenti, partono a settembre piuttosto che a gennaio. E quindi, da quando siamo rientrati da Amsterdam il 12 agosto, ho cominciato a pensarmi a settembre, e ora che settembre è più che arrivato, sento un filo di irrequietudine tipico dei momenti di partenza un po’ troppo cerimoniosi, come i cavalli del palio di Siena che scalpitano ore prima dello sparo di inizio. 

    Intanto, questo mese a casa mi ha permesso di dedicare cura e amore al giardino, all’orto, a piccoli abbellimenti anche interni e come sempre Bisarno ha restituito con gli interessi le attenzione ricevute: stiamo finalizzando l’impianto elettrico esterno, potenziando l’irrigazione automatica dal pozzo, riverniciando alcuni oggetti esterni, curando alcune piante malate – su tutte il fico Turca -, iniziando alcune potature, e nel frattempo abbiamo raccolto il basilico e fatto e congelato il nostro pesto, raccolto i pomodori (anche quelli dei nostri vicini) e conservati anche quelli. Le pere, tantissime. Le more: che marmellate! E ieri le mandorle, scosse dall’albero, poi demallate, e infine messe a seccare. I peperoncini a breve, così come le giuggiole, tantissime come sempre, con temperature progressivamente meno torride, meno umide. 

    Insomma, ci ho messo tanto sudore ma che soddisfazione. 

    Il grande obiettivo per l’estate 2025 è concludere il fienile. A breve mio cugino finirà gli esterni – la scala di salita al fienile è bellissima, così come la nuova pergola di color ottanio! – e a quel punto potrà iniziare i lavori interni. 

    Poi, la gestione del Diploma e la preparazione per il D3, che vorrei fare nel BAR(N). La soddisfazione dei 3 esami passati mi deve dare le energie per affrontare l’esame più complesso, a fine maggio 2024.

    Non ultimo, nel 2024 sono vent’anni che lavoro nel vino, e vorrei che con gli ultimi mesi di quest’anno riuscissi a mettere a terra le mille idee dietro La Molecola della Civiltà.  

    Tutto questo avvassalato al mio lavoro in Ruffino: il 2025 sarà un anno delicato, ma anche di sfide davvero elettrizzanti che sono felice di giocare. 

    Nietzsche lo chiamava amor fati. Essere innamorati del proprio destino, anche delle sue complessità. 

  • La scala del fienile

    La scala del fienile

    L’estate ha cominciato a farsi sentire nelle ultime due settimane, con tanta umidità e tantissime zanzare. È un buon periodo, a ogni modo. E le imminenti vacanze ad Amsterdam mi stanno portando ulteriore entusiasmo che investo fra il lavoro, fra piccole attività collaterali e, soprattutto, la cura di Bisarno e la ristrutturazione, lentissima, ma goduta in ogni suo aspetto, del fienile che, dopo la meravigliosa storia del BAR(N), il mio studio – cantina, adesso sta attuandosi al piano terra, al primo piano e all’esterno.

    La più bella novità è l’installazione della scala di connessione fra il piano terra e il primo piano del fienile. Da quando posseggo Bisarno l’accesso all’ultimo piano del fienile era soltanto attraverso una ripidissima scala di ferro che sbucava in un passaggio stretto: a salire con un po’ di fatica ancora ancora riuscivo, ma poi a scendere ogni volta era un patire. Di conseguenza, avrò visitato uno dei luoghi più suggestivi di tutto il complesso, l’ultimo piano, solo 4, 5 volte in quasi 10 anni. Ma, ogni volta che riuscivo in questa meravigliosa ascesa, rimanevo sempre affascinato dalla bellezza architettonica e dal sapore vissuto, dal carico di storia semplice, di bellezza necessaria e involontaria, di quell’ambiente. A tetto, appena alzati gli occhi, una meravigliosa capriata teneva in magico equilibrio travi mangiate e mattoni consunti. A terra, un cotto macero, liso, consunto nel centro da qualche peso (lo stoccaggio di grano? Di uva?), calpestato per secoli. Uno specchio gigante consunto, con una screpolata cornice dorata addossato a casaccio a una parete, e una formaggiera penzolante da una trave, rendevano la mia vista nostalgica, sospesa in un tempo passato, come in una natura morta. Nelle pareti, gli straordinari mandolati in mattoni intrecciati, volti a mantenere ombroso e ventilato l’ambiente, restituivano dei giochi di luce – ombra sognanti. E poi l’odore, fra la polvere, il grano ammuffato, un po’ di stallatico, di cassetto della nonna. L’ultimo piano mi aveva sempre donato emozioni profonde e non vedevo l’ora di poterlo visitare con più frequenza.

     Adesso, salendo con la comoda scala, l’ultimo piano è comunque un po’ cambiato a causa dei lavori sul tetto e nel solaio. Lo specchio dorato l’ho restaurato e fa mostra di sé in casa. la formaggiera è andata distrutta, ahime, ma era davvero lisa. Il pavimento è stato rifatto e alcune travi della capriata rimessa. Stiamo intervenendo per rendere abitabile quello che per 200 anni è stato un luogo di lavoro, ma la bellezza è ancora assoluta e la nuova scala è perfettamente integrata con questo sapore antico e moderno al contempo.

    Arrivare al disegno definitivo della scala non è stato facile. Ovviamente, hanno gravato sulla decisioni mille obblighi burocratici, di sicurezza, di conformità, sulle quali, purtroppo, non posso che alzare le mani e prendere diplomatico atto. Avrei voluto farci una scala a chiocciola, ma non potevamo. Abbiamo quindi optato per l’unica soluzione che ci rimaneva: una scala centrale che raccordasse i due ambienti storici con leggerezza contemporanea, dialogando col passato tramite l’utilizzo del ferre e col presente attraverso un disegno molto moderno, e mantenendo il traguardo, la possibilità di vedere attraverso fra due elementi molto suggestivi del piano terra su cui insiste la scala: l’antica porta in legno del fienile e la vecchia e macera finestrella sulla parete apposta. La scala ha un armonioso e leggero movimento alzata seduta. Ha un doppio accesso, uno per lato. E finisce al piano alto con una balaustra protettiva altrettanto minimale e integrata.

    È un passo, forse neanche così grande, ma psicologicamente per noi si, per arrivare alla fine dei lavori e per poter finalmente dare vita al nostro piccolo, suggestivo, bed and breakfast che speriamo davvero possa essere pronto per l’estate 2025.

  • Destinato a diventare.

    Destinato a diventare.

    Berlino è condannata per sempre a diventare, e mai a essere. Questa splendida citazione su una delle mie città preferite al mondo, letta oggi sulla raccolta di saggi “Passenger” dedicata appunta a Berlino (ci stiamo preparando per tornarci a breve!) e proferita dal critico d’arte primo novecentesco Karl Scheffler, mentre un caldo fuoco crepitava nella stanza del camino di Bisarno, in una domenica di sereno relax familiare, mi ha molto colpito.

    Per Berlino è perfetta, ne coglie davvero l’anima irrequieta e in continuo movimento. Ma la trovo molto calzante anche per me.

    In questi giorni abbiamo dato inizio ai lavori di ripristino degli ambienti interni del fienile di Bisarno, quello davanti casa, quasi più familiare di Bisarno in quanto l’iconico portale di ingresso in legno antico è stato assurto a logo di Bisarno, nonché copertina de La Toscana di Ruffino, ormai 7 anni fa, quando i lavori di Bisarno dovevano ancora partire.

    E se il piano meno 1 del fienile è già concluso ed è diventato il mio BAR(N), la mia cantina studio dove pensare, rifugiarmi, prendermi del tempo per me, il piano terra e il primo piano diverranno una nuova casetta, per chissà quale futuro. Ci prenderemo tutto il tempo necessario e molto ce ne siamo già preso: a giugno 2022 avevamo completato le facciate e il tetto. Ora, con tutta la calma del caso, anche per calibrare le spese, ci apprestiamo a riportare alla luce il fienile, con una fruizione questa volta abitativa, quindi diversa dallo stoccaggio del fieno al piano terra, dell’appassimento delle uve per il vin santo al primo piano dove si trovano gli spettacolari mandolati, e della stalla con le mucche prima e di una cantina di vinificazione poi al piano -1 dove abbiamo realizzato il BAR(N).

    Tutta quest’anima un po’ selvaggia, un po’ essenziale, di bellezza scabra, verrà però mantenuta, con lo stesso approccio che abbiamo avuto con Bisarno. Rispettare l’anima del luogo ma non farsi cristallizzare nel passato nostalgico e museale.

    E questa novità, tornando alla citazione dell’inizio che sento molto appropriata anche per me, riesce a lenirmi un po’ di malinconie che in questa parte dell’anno, in questo lasso di vita, mi attanagliano. Forse anche io sono destinato a diventare, abbracciando l’aspetto con filosofia, più che a essere, e a dover cercare costantemente il cambiamento pur su alcuni punti fissi. Chissà.

  • Lo zafferano, il D1 e il fienile!

    Lo zafferano, il D1 e il fienile!

    Questo week end si è trascinato nebbioso e con tanta pioggia, ma carico di umanità.

    In un periodo in cui tutto viene procrastinato, tutto viene rallentato, tutto viene rimandato, mi fa davvero piacere mettere dei tasselli psicologici che mi fanno stare bene, soprattutto per affrontare il periodo più malinconico dell’anno: novembre.

    La prima e più grande soddisfazione è stato l’aver ricevuto il tanto atteso risultato del D1, il primo e fra i più complessi esami del DIploma WSET: sono passato, e con merito! Di fatto, per questo esame mi ero sacrificato l’estate e per me è stata una botta di grande entusiasmo!

    La raccolta dei pistilli di zafferano è l’altro segno di bellezza tangibile di questi giorni. Una passione che è giunta al secondo anno, mi ha visto prendermi cura dei bulbi con le bambine e raccoglierne nei grigi giorni novembrini i luminosi pistilli rossi.

    Poi, stiamo riavviando i lavori per il fienile. Lentamente, ma vorremmo completare con la Laura la nostra piccola, piccolissima struttura ricettiva per la primavera del 2025. Un obiettivo a medio termine che vedrà in questi mesi la realizzazione di tante piccole progressive fasi di lavoro, che a me piace particolarmente mettere a terra, alla Laura un po’ meno…

    Infine, nel mio adorato buon ritiro, il BAR(N), al piano seminterrato del fienile, abbiamo dipinto di rosso la cantina.

  • Cicala e formica. Ottobre caldo e i grandi progetti.

    Cicala e formica. Ottobre caldo e i grandi progetti.

    Siamo quasi a metà ottobre e le temperature si mantengono estive. Sono giornate turgide, soleggiate, piene di colori, ma inquietanti se si pensa che in questa stagione poteva capitare già di accendere il fuoco, di gustare l’avvolgente vellutata di zucca gialla, un must autunnale di casa Sorelli, e di arrostire le prime castagne. E invece il 2023 dà l’ennesima conferma del fenomeno del riscaldamento globale.

    A Bisarno si mangiano i fichi del Turca, quest’anno ci appaiano ancora più buoni perchè la pianta si è ammalata (il punteruolo nero), le giuggiole, le ultime zucchine dell’orto, i friggitelli che come i peperoncini hanno compiuto un altro giro di maturazione, e le melanzane. I melograni e le noci fanno bella mostra di sè sugli alberi. Ieri, per esempio, abbiamo messo tutto quello che ora offre l’orto nella pizza, fichi inclusi, pizza preparata in un divertente e atipico pranzo pizza del sabato con alcuni amici: ormai la zona cucina esterna, realizzata un anno e mezzo fa, e di fatto inaugurata per la mitologica festa di nozze, si è cristallizzata come una delle zone più belle e più divertenti per vivere Bisarno. E la pizza di ieri, con l’impasto super idratato di Stefano, mi è apparsa come una delle pizze più buone mai mangiate.

    Sono anche contento che per il primo anno i peri nani hanno prodotto pere giganti! Come per la vite funestata dalla peronospora, anche l’altra coltura regina della Toscana, l’olivo, mostra i segni di una annata debole, che vedrà una produzione di olive scarsissima e, di conseguenza, olio sempre più caro.

    Si, come sempre e in ogni ambito ci sono tensioni dialettiche, visioni complementari, aspetti contraddittori, che determinano una certo dinamismo esistenziale.

    Io, come ogni ottobre, è come se subissi la sindrome dell’imminente inverno, della fine di un ciclo. E lo vivo sempre con questo doppio da cicala (la vita è una, troppo spesso lo sottostimo) e da formica. E cerco di fare provviste “mentali” per i giorni bui. Sono queste le ore del progetto del fienile: dopo il BAR(N), il mio studio / laboratorio creativo, che mi ha dato il là ai progetti di autore e narratore che stanno fiorendo e sono fioriti negli ultimi mesi, ci piacerebbe completare, di qui a un anno, anche la ristrutturazione degli altri due piani, e arrivare a un appartamento completo di qui alla fine del 2024, magari, perchè no, l’estate del 2024. E dal 2025, comunque, avere la possibilità di affittare turisticamente il fienile. Stiamo anche pensando al futuro più remoto di Bisarno, e a quello che sarà il principale impatto economico nella gestione dello stesso, ovvero l’energia, che a Bisarno è necessaria, e tanta, per la luce, ovviamente, ma anche per il riscaldamento e l’acqua calda. Chissà che in futuro non si riesca a trovare una quadratura per un impianto fotovoltaico. Inoltre, sono in pieno cammino – beh, pieno, forse andrebbe scritto meglio “appena iniziato” – del Diploma WSET, di cui ho già scritto precedentemente. Fra due settimane avrò il D2, e fra poche settimane mi aspetto, con crescente ansia, il risultato del primo. Per questo, l’ambizione è di conseguirlo entro il 2025.

  • Ancorarsi a una cantina.

    Con la definizione del BAR(N), Bisarno si è riappropriata di una funzione antica e moderna al contempo della sua raison d’etre: una cantina per i vini. Infatti, nel piano seminterrato del fienile, dove stiamo concludendo il nostro studio/wine bar, una volta (si parla comunque di epoche non remote ma vive fino agli anni Settanta del Secolo Breve), si trovavano i tini di vinificazione delle fattorie di cui Bisarno era uno dei poderi: Galiga e Vetrice prima e Grignano poi. Sono ancora visibili i ganci a parete di sostegno.

    Un po’ come l’allevamento a spalliera di more, la dove vi erano rovi e rifiuti, il ripristino del piano seminterrato del fienile ha seguito lo stesso fil-rouge: raccontare il passato, se possibile migliorarlo, sempre rispettarlo ma non ne essere schiavi. Quindi, dove si produceva vino, oggi si proverà a consumarlo, a berlo, attraverso un ambiente polifunzionale di piacere e di pensiero. E dove c’erano i tini, oggi una doppia rete elettrosaldata fa da cantina, da collettrice, di vino già imbottigliato e pronto al consumo, con l’idea di elevare il piacere dello stare insieme, costruire una fisiologia del gusto che incontra la bellezza, tessere relazioni, essere copula, molecola di civiltà attraverso l’incontro.

    Aggiungo anche che questi mesi di ristrutturazione e di creazione del marchio e del concetto di BAR(N) mi hanno e mi stanno (mica è finito…) peraltro aiutando molto a centrarmi in un periodo in cui stanno soffiando venti freddi – come adesso mentre scrivo che li sento ululare dalla canna fumaria.

    Niente di fattuale, ma da settembre sono cambiate molte cose, al lavoro, nella mia vita privata, in alcune letture di situazioni, che, unite a una mia certa cristallizzata tendenza al rimuginio mentale, alla malinconia, mi hanno fatto inciampare in un periodo non propriamente solare. E quindi, il pensare, il creare, il vedere ambienti e scenari, il raccontarlo, il costruirlo, sono a oggi dei balsami, degli ancoraggi molto importanti.

    Siamo a buon punto, quasi tutti gli arredi e le architetture sono o a costo zero, o comprate di seconda mano, o riutilizzate da altri ambienti. E anche questo è molto divertente e mi permette di sfogare la mia passione per gli interiors, per l’oggettistica, per il design, per un certo stile industriale applicato alla civiltà contadina. Il risultato finale non mi pare male: noi ne siamo molto soddisfatti.

  • Il piano -1 del fienile.

    Il piano -1 del fienile.

    Più che un progetto, il ripristino del piano interrato del fienile, quello storicamente utilizzato per la vinificazione delle vigne della fattoria, sta rappresentando una sorta di gioco creativo e di balsamo per la mente in un periodo un po’ grigio. Cerco quindi di metterci un po’ di fantasia, entusiasmo e di tirarne fuori quel magico che questi posti hanno sempre saputo evocare.

    L’idea fondante è quella di un recupero conservativo a basso costo dell’ambiente cantina, con una conversione da luogo di vinificazione e stoccaggio a favore di un ambiente ibrido, umano, in cui convivono virtuosamente la parte conviviale con quella di studio-laboratorio. Un ambiente di design industriale, un luogo di simposi, comunque rustico, di recupero, di pensiero laterale, di libagioni, in cui far fiorire e circolare idee, creatività, pensieri. E di bellezza. La bellezza, da inseguire sempre.

    Come? intanto con una cantina, installata in fondo allo stanzone accoppiando due fogli di rete elettrosaldata. Poi col pezzo grosso: un bancone bar ricavato da un banco di lavoro di un ufficio postale anni 50, tutto lamiera e formica, ancora con le sue teche per la corrispondenza, di rigoroso design, su cui pendagliare delle lampade in latta industriale, installare un lavabo, e utilizzarlo per fare qualche cocktail, aprire bottiglie, sporzionare un po’ di cibo, colloquiare amabilmente. La stufa a legno in ghisa da sempre presente qui di nuovo operativa. Una fratina dove o mangiare o creare e ricevere. Un divano letto. Un piccolo bagnetto. A terra, il vecchio cotto delle case coloniche toscane e nel bagno le cementine. Le pareti ancora di vecchio intonaco sdrucito e un po’ smagliato. Impianto elettrico sovietico, a vista coi tubi di rame. E le voltine sabbiate, mangiucchiate, su cui pendono ganci e fil di ferro, di nuovo restituite crude all’ambiente.

    Ah, e il nome? Il nome è quasi magico. Barn in inglese significa fienile. Bar mi sembra chiaro cosa significhi. E queste 4 lettere sono contenute nelle 7 che compongono la parola Bisarno. Il logo lo abbiamo già: stessa matrice del logo di Bisarno, al posto di Bisarno, BAR(N), al posto di Toscana, Bisarno, perchè il BAR(N) è il laboratorio conviviale e creativo di Bisarno.