Sono solo pochi mesi da quando ho assunto la direzione del Consorzio Chianti Rufina, ma sembrano molti di più. Ci sono difficoltà, non mancano le complessità, ma sono davvero felice di quello che stiamo facendo e soprattutto dell’umanità delle persone che ho trovato, fra le fattorie, nel team, in consiglio, attorno a me. In queste ultime settimane si sono sublimati gli sforzi di tante ore di lavoro e sono arrivate le prime soddisfazioni.
Ho avuto l’onore, ma soprattutto provato l’emozione – ed è sempre bello -, di dover parlare in pubblico e rappresentare, al mio meglio, tutto questo mio nuovo mondo, con una maglia diversa da quella con cui ho giocato negli ultimi 18 anni, ma che mi sembra di avere addosso da sempre.
Mi è capitato più volte in queste due settimane: l’altra sera nello spettacolare scenario dello Spedale degli Innocenti per la cena dei Terraelectae, i nostri grandi cru di Sangiovese. O con Rai3 che ha parlato della vendemmia in Toscana dedicando un intero servizio alla più piccola delle DOCG in Toscana, il Chianti Rufina. O durante la presenza al Firenze Jazz Festival in cui calici di Chianti Rufina sono stati bevuti in un milieu meraviglioso, internazionale, giovane, durante concerti, da persone di tutto il mondo, con 6 meravigliosi talk.
Contesti bellissimi, scenari suggestivi, persone appassionate, buon vino a suggellare. Siamo inoltre diventati partner di un network globale di piccole e prestigiose denominazioni da tutto il mondo (Global AVA), con l’idea di scambiare e condividere pratiche agricole, conoscenze, studi di marketing (“Quando si è tristi non c’è cosa migliore che mettersi a studiare”, diceva il mago Merlino al Re Artù nel cartone animato della Disney).
Siamo, sono, soltanto all’inizio e ancora tanto è da fare. Il periodo è tutt’altro che semplice, inutile nascondercelo. Ma sono sempre sempre più convinto che il vino, considerato, raccontato, promosso e venduto attraverso il piacere dello stare insieme, nel suo saper donare carezzevoli occasioni di felicità, nel suo essere cultura popolare e saper fare, senza linguaggi astrusi o metafore inintelligibili, possa davvero provare a ripartire e tornare più forte di prima.
