Tag: gatti

  • La fragile perfezione della domenica.

    La fragile perfezione della domenica.

    E’ una soleggiata domenica, nel lento trotterellare delle dieci verso le undici. Fuori la brina ammanta ancora i campi e il silenzio è netto. Una forte luce bianca entra in casa, portando vita in una mattinata altrimenti dolcemente sonnacchiosa. Le bambine, ancora in pigiama, giocano coi gatti (ne farebbero a meno i gatti, ma tant’è). Laura è al computer in camera. Io sono in torre a prepararmi a un lunedì di lavoro piuttosto articolato.

    Una spremuta. Un caffè. Un pezzo di crostata alle more preparata dalla mia dolciastra metà. L’arrosto, a pezzi come vuole la scuola toscana, che a breve inizierà la sua lenta cottura, irrorando l’aria coi suoi ubertosi profumi. La musica di sottofondo, spesso canzonette stupide quando la scelta è in turno alle piccole, più auliche quando tocca a me: oggi mi va di risentirmi i Pink Floyd. Che pezzo di struggente meraviglia è “Comfortably Numb”? Riserva Ducale Oro a celebrare in rito laico il pranzo della domenica. Il crepitio del fuoco che fa sempre tanta atmosfera.

    Ci raggomitoliamo attorno a Bisarno, come se la casa fosse un panno caldo e accogliente. Chissà quanti lo hanno fatto prima di noi, chissà quanti lo faranno poi.

    La consuetudine della domenica a cui mi aggrappo d’istinto, che mi regala una strana nostalgia perchè so che un giorno non ci sarà più questa fragile perfezione.

  • L’orto dei nati storti

    L’orto dei nati storti

    Quando ho rilevato la casa Bisarno, parte della particella d’acquisto includeva anche un terreno scosceso a valle della proprietà, che terminava in un pozzo semidiruto e abbandonato, lambendo la splendida gualchiera sottostante, di cui Bisarno – come ho tante volte raccontato -, era la torre di difesa.

    Il futuro orto dei nati storti

    Questo pezzo di campo era una vergogna: roveti che si intrecciavano con grovigliose infestanti, un fiumiciattolo a cielo aperto su cui convogliavano acque di ogni tipo, rifiuti abbandonati come vecchi copertoni, ferraglie, pezzi di legno macero e, addossati al pozzo, finanche dei pezzi di eternit.

    Anno dopo anno, anche col successivo acquisto del pozzo che non faceva parte della proprietà, ho cercato di restituire a quel brutto terreno un po’ di decoro, anche perchè proprio accanto a casa mia – e quindi potenzialmente pericoloso per le bambine o per chiunque giocasse in zona.

    E ne è valsa la pena: ora è un bel terreno, un greppettino con la terra grassa e sapida (ex alluvionale) di Bisarno. Il pozzo è stato restaurato, turgido d’acqua, con una scalinata in pietra che lo congiunge con la casa. E a destra e a sinistra si sono delineati due triangoli di terra. In quello a destra ho piantato le more (e le sto allevando a spalliera, come se fossero viti, nell’attesa – i più dicono vana – di deliziarmi di marmellata), e un filare di peri nani lungo la scala.
    L’areale a sinistra sarà, invece, il protagonista di un nuovo progetto, che ci siamo inventati col mio amico Paolo: la realizzazione di un orto sinergico (ne parlano tutti: che non si tenta anche noi?)!

    La compagnia picciola con cui perseguire virtute e canoscenza? L’acqua del pozzo rimesso, l’utilizzo di concime organico e di nessun trattamento chimico, pacciamature, sudore e uno studio pregresso e pratico delle migliori consociazioni fra piante, fiori e animali: il cane di Paolo, i miei gatti e le mie galline. Non vediamo l’ora!

    Sarà un piacere raccontare nel blog e nella pagina FB creata ad hoc questa nuova avventura, il cui nome è “L’orto dei nati storti”. Un nome che ci racconta direi piuttosto bene. Intanto, il primo di aprile, giorno di scherzi e di Sant’Ugo, abbiamo iniziato a togliere i sassi e a delineare le vasche e le zone. In bocca al lupo a noi!


  • L’estate che ci porta via con sé. Autunno dal sapore di inverno.

    L’estate che ci porta via con sé. Autunno dal sapore di inverno.

    Ecco le noci dai nostri tre alberi! Ne siamo ghiotti e fanno bene!

    Comincio a stare simpatico ai gatti.

    Respiro e concentrazione!

    Melanzane violette ancora in produzione!

    Il Long Thorn delle Thunder Mountains a Bisarno!

    Cachi o diosperi che dir si voglia!

    “Ehi tu, quando si mangia?”

  • Il pergolato recuperato e la prima calda giornata di estate.

    Questa sera era il 43º anniversario del matrimonio dei miei genitori. Lo abbiamo festeggiato in una maniera atipica: cena tutti insieme sotto il pergolato di Bisarno, frittura di fiori e zucchine dell’orto, con i primi pomodorini mangiati crudi, una sfrigolante grigliata di salsicce, zucchine (oh, l’orto ne produce tante ogni giorno) e melanzane, quelle della Coop, le mie dell’orto sono ancora un po’ indietro.

    Il clima era ciarliero e chiassoso. La giornata caldissima, la prima veramente estiva, ha finalmente raffrescato solo verso le nove e, conclusa la cena e dopo aver fatto un po’ di faccende, ci siamo messi chi a disegnare, chi a guardare la partita dei mondiali di calcio, fra il tavolo e i divani con le lanterne a candela accese.

    È stato proprio bello godersi il nuovo pergolato. Il nuovo-vecchio pergolato dovrei dire in quanto lo abbiamo, in queste settimane, finito di arredare tutto con antichi o vecchi materiali di uso: un vecchio tavolo da lavoro da cui abbiamo ricavato sia il tavolo per mangiare che un tavolino da caffè, un letto e una culla entrambi in ferro battuto e convertiti come divani da giardino, delle vecchie lampade trovate nell’immondizia e infine delle cassette della frutta con sopra stampato la data 1983 e che adesso servono da gambe del tavolino da caffè.

    Lo stile di arredo è quello che potrei definire shabby chic: tutto molto lezioso, fintamente e un po’ volutamente trasandato e dai contrasti anche netti di materiali ma con un senso complessivo di grande eleganza e accoglienza. Ed estremamente economico a realizzarlo. Oddio, i divani ex letti sono un po’ scomodi, per quanto bellissimi. Per adesso li abbiamo ingentiliti e ulteriormente  aggraziati con dei cuscinoni colorati che abbiamo preso a casa dei miei genitori.

    Ora sono rimasto solo. Tutti a letto. Sono arrivati quindi i 4 micini che, coi due adulti, completano la colonia felina. Giochicchiano e mangiano davanti a me, dopo aver trascorso la giornata a dormire. Il cicaleccio si é solo un po’ ridotto, ma non é cessato. In lontananza sento dei fuochi di artificio. I primi refoli di vento fresco. Ho la pelle d’oca. Forse il sole di oggi forse la stanchezza. Vado a letto anche io.