Tag: ipocondria

  • Una giornata che non mi piace

    Una giornata che non mi piace

    Oggi è una giornata che non mi piace. E la cosa che più stride è che dovrei farmela piacere: “ho tutto, ci sono stati dei giorni in cui non mi pareva di avere più nulla, ora invece sono in una fase buona, se non sono sereno io chi deve esserlo…”. Questi, alcuni e i più sobri, fra i miei rimuginii interiori.

    Purtroppo, o per fortuna, non sempre riesco nell’autoconvincimento. E malgrado la precisa dialettica del mio “io saggio”, la giornata non mi piace e il mio umore è basso.

    E’ un sabato, famigliola a casa, gli addobbi di Natale da togliere…tuttavia, ho uno strisciante mal di tempia che mi inquieta e mi agita e mi fa tornare a quel Francesco che ero. Irrequieto. Malinconico. Ipocondriaco. Disattento a ciò che mi accade attorno e attentissimo a guardarmi sempre e solo dentro.

    Potrebbe essere la stanchezza di 10 mesi di Covid e paranoie collegate che hanno mutilato la vita sociale, potrebbero essere un po’ di preoccupazioni per il lavoro – il mio e quello di altri che con queste carnevalate dei colori subiscono perdite enormi -, potrebbero essere le paure per ritorni di malattie che ogni tanto si affacciano, le mancanze di chi non c’è più, fatto è che la giornata si è trascinata stanca e grigiastra fino alla sera.

    E un po’ mi dispiace. Perchè così sono giorni persi. Sprecati. Non vissuti se non nel lavorio mentale, sterile, vacuo, emaciante.

     

     

  • Auguri

    Stiamo avvicinandoci agli ultimi giorni di uno strano 2016. Oggi é Natale e siamo tutti mezzi accartocciati, fra influenze, vomiti, febbre, stanchezze. Forse é il dazio che io e la mia famiglia stiamo pagando per un anno sempre su di giri, con alti, bassi, novità, corse, pianti, sorrisi. Bah, in fondo meglio viverla questa vita che pensarla, eviscerarla, finire per aggrovigliarsi – attitudine a cui purtroppo tendo – fra le vischiose maglie cupe del mio pensiero. Lo scorso anno di questi tempi stavamo finalizzando, fra numerose complicazioni burocratiche, l’iter di acquisto di Bisarno. Vacanze natalizie scandite dalla necessità di chiudere l’acquisto entro il 30 dicembre, fra avvocati incapaci e arroganti, trattative fra San Sepolcro e Pontassieve, disfide fra clausolette per un metro quadro di terreno.
    Di lì a poche settimane avremmo immediatamente iniziati i lavori di restauro: soddisfazioni, certo, sempre ben documentate in questo blog (un’altra bella novità di quest’anno) ma tante problematiche burocratiche ed economiche che invece ho preferito non raccontare, ma che ci sono state: forse senza raccontarle non le ho espiate, e alla fine sono emerse fisicamente. Al lavoro a maggio abbiamo concluso la pubblicazione del libro “La Toscana di Ruffino”. Le trasferte di lavoro fra cui il Canada con la febbre. La febbre poi ripresentatasi a dicembre, prima del convegno a Poggio Casciano, altra grande esperienza di lavoro. La paura. La paura che io spesso vesto con gli abiti buoni dell’ipocondria. Paura per controlli per me e per coloro a cui voglio più bene. La paura che sempre c’é perché ho tanto da perdere. Al 2017 auguro a me e alla mia famiglia di continuare così, perché in questa giostra tutto sommato ci si sente vivi, si cresce, si lascia una impronta di noi.