Oggi ho ricevuto una notizia davvero emozionante: La Molecola della Civiltà. Il viaggio del vino fra storia, mito e bellezza ha vinto il Premio Speciale della Giuria alla 51ª edizione del Premio Letterario Casentino, storica manifestazione fondata da Carlo Emilio Gadda, Nicola Lisi e Carlo Coccioli, che negli anni ha premiato personalità come Sandro Pertini, Indro Montanelli, Franco Zeffirelli e Mario Luzi.
Wow…ringrazio sentitamente la Giuria e il Centro Culturale Fonte Aretusa, promotore del concorso. È veramente gratificante portare ai vertici di un concorso letterario nazionale il vino e le sue persone, che rappresentano tutto il mio mondo, lavorativo e non solo, e alle quali va davvero il mio grazie più sentito, soprattutto in un periodo difficile per la categoria. Spero davvero che ci si renda conto di quanto il vino sia parte fondante e connaturata della nostra civiltà.
Riceverò il riconoscimento il 12 settembre 2026 nel cuore del Casentino, a Romena, fra il Castello e la Pieve: luoghi che riflettono le dolcissime ombre lunghe di un piccolo me intento a pescare nel laghetto di Romena, a bighellonare per giornate intere fra le piazze di Borgo alla Collina, in discese ardite con i carretti costruiti usando ruote a cuscinetto recuperate dalle officine, fra interminabili partite a Risiko, il servizio a messa da già scettico chierichetto, il gioco della bottiglia e le merende a pane, vino e zucchero.
Non avrei potuto immaginare, quasi quarant’anni dopo, uno scenario più sognante per un’occasione così sentita: alla fine tutti i puntini si uniscono!
Venerdi 21 agosto sono stato invitato a presentare il libro a Gustarte, un evento che si tiene da ormai 10 anni nel bel borgo di Durazzano, fra Caserta e Benevento. Il tramite, il nocchiero, l’ideologo è stato ancora una volta l’ormai amico Pasquale Carlo, un maestro e un pozzo di cultura e saper fare: il libro non era solo, ma accompagnato a una degustazione narrata sulle condivise radici etrusche fra i vini del Sannio e del Chianti Rufina, fra Sangiovese, Aglianico, Falanghina e Trebbiano. Un modo davvero bello di parlare di vino e civiltà, senza troppi tecnicismi. Accanto a noi, durante la presentazione, vi era la bravissima e dotta assessore alla cultura del comune di Montesarchio, Morena Cecere, con la quale si è ricreato un raffinato e gustoso simposio sotto il segno di sua altezza Assteas e del suo magnifico cratere, espressione sublime di convivialità e incontri attorno a un calice. Chissà che in futuro il libro non abbia la fortuna di essere presentato proprio accanto al Cratere, al Museo del Sannio di Montesarchio, dove è custodito.Dopo la degustazione, due passi in un paese vestito a festa, pieno di sapori e vitalità.
La giornata a onor di cronaca era iniziata fin dal mattino, dopo un risveglio all’alba in quel di Pontassieve accompagnato dalla moglie. Prima tappa, Aversa, in compagnia di due spettacolari cantine del luogo, la Cantina Carlo Menale e Terramatta. Aversa è città di chiese, pesche, cantine scavate nel tufo, e dell’Asprinio, coltivato nelle cosiddette “alberate aversane”, viti maritate con pioppi alti fino a 10 metri: eredità pulsante di un altro lascito etrusco. Ho provato a salire i primi gradini di una alberata dentro la proprietà di Menale ma mi girava la testa!
A pranzo, siamo stati nello storico ristorante enoteca di Menale nel centro di Aversa: le cantina ipogee, scavate per 14 metri sotto terra, nel morbido tufo che compone il suolo di quelle zone, sono una cosa spettacolare. Una visita divertente, storica, con tanti aneddoti, con la grande teatralità di Carlo Menale e suo figlio, sublimata in un momento gastronomico squisito, fra bufale, paste al pomodoro semplicemente perfette, una torta di crema chiamata Polacca e gli Asprini delle due cantine, vinificati secchi, in metodo charmat, ancestrale e classico.
Una giornata bellissima e dalla quale torno a casa davvero grato, e con la conoscenza anche di un altro professionista straordinario, Aldo Lorenzoni di Graspo. Ma questa è un’altra storia che sono sicuro avrò modo di raccontare in un futuro prossimo.
Appena rientrato da Londra, dove il 13 e il 14 maggio avevo sostenuto i due giorni di esami del D3 WSET – acme di mesi di studio matto e disperatissimo (e bene speremus per i risultati!), ho potuto finalmente riprendere in mano il mio libricino e gustarmelo attraverso una tournee di presentazioni davvero gratificanti.
Ad aprile, avevo avuto due momenti molto intensi. Il primo si era svolto il 2 aprile al Bistrot dell’Agricola Toscana, nello splendido locale di Simone Angerami che vede adesso il “mio” Stefano Frassineti alla conduzione gastronomica (con piatti “ancestrali”, di civiltà antiche offerti agli ospiti: top!). Insieme a Stefano e a Federico Giuntini di Selvapiana, e a un Chianti Rufina 1997 strepitoso, abbiamo raccontato il libro nella deliziosa cantina interrata del locale fiorentino. Il secondo, a fine mese, al Claris, raffinato locale sul lungarno dove, grazie a Riccardo Chiarini, ho avuto modo di raccontare il viaggio del vino, accompagnato da ottimi vini e un gustoso aperitivo.
Maggio è iniziato con una presentazione on-line (devo dire davvero ben riuscita e fluida nelle tecnologie) per la Scuola Italiana Sommelier, la SIS, grazie all’entusiasmo del presidente Nicola Ferrazzano, con studenti e sommelier collegati da Aosta alla Calabria! A fine mese una ganzissima doppietta in una enoteca veramente bella di Castelnuovo dell’Abate, a Montalcino, in compagnia di Lorenzo Ciolfi e degli straordinari vini di San Lorenzo, e del padrone di casa, il valentissimo sommelier Alberto Ponziati. Davvero una serata divertente, in uno scenario pittoresco, che mi ha portato anche a conoscere altri produttori e persone. Quello che più amo del vino e che spero di aver trasmesso con La Molecola della Civiltà. Infine, il mese si è chiuso con un ritorno al “natio borgo selvaggio”, Pontassieve, dove avevo avuto la primissima presentazione. Questa volta, però, ho avuto l’onore di stare sul palco dello splendido teatro pontassieve Cinema Teatro Italia, con le immagini del libro proiettate sul grande schermo!
A giugno, una sola presentazione ma top: grazie all’amico giornalista Giovanni Pellicci, sono stato invitato a presentare il libro alla Bottiglieria Salefino di Siena, uno dei templi del mangiare e bere bene di Siena, in un ambiente curatissimo e di grande eleganza, gestito da Claudio di Sante. Una serata in cui il confronto fra me e Giovanni è stato bagnato da una serie di vini “orange” al calice da far paura!
Ed eccoci a luglio! Inizio col botto, con Scene di Paglia, uno dei principali festival teatrali in Italia, coinvolto da Fernando Marchiori e Martina Scanferla. Insieme al giornalista Giambattista Marchetto, e ospiti dalla vulcanica e bravissima Asja Rigato, in quel di Bovolenta, ho avuto la mia prima volta in Veneto, in zona prelagunare che non conoscevo e dal fascino infinito. Luglio è poi proseguito nella parte opposta di Italia, a Sibari, ospite, per volontà dell’amico Giovanni Gagliardi, a Vinitaly and The City, direttamente nel parco archeologico della città e in concomitanza con la finale dei mondiali fra Spagna e Argentina. Poco male, grazie alla moderazione della giornalista Carmela Formoso, ci siamo fatti sentire e abbiamo attratto un bel numero di presenti.
Last, but not the least, la partecipazione a Le Notti dell’Archeologia, che sono organizzate dalla tenuta maremmana di Rocca di Frassinello. Un grazie enorme a Francesco Ugurgieri e all’etruscologa Giuditta Pesenti per avermi coinvolto: Dopo aver portato il libro nelle terre campane degli Osci, in quelle calabre dei Sibariti, finalmente gli Etruschi! Dopo la presentazione del libro, moderato dall’etruscologa Giuditta, la stessa ci ha fatto visitare il museo etrusco e, dopo una gustosa degustazione, in notturna e al chiarore della luna e delle torce, i tumuli di tombe etrusche di quasi 3000 anni fa. Una serata magica davvero.
A metà luglio abbiamo trascorso un decina di giorni a San Vito Lo Capo, nella mia amatissima costa occidentale siciliana. L’occasione l’ha fornita La Molecola della Civiltà, per una presentazione da tenere in Calabria, a Sibari, durante Vinitaly and The City. “Perchè non allunghiamo un po’ e torniamo in luoghi che già ci hanno stregato più volte?” – Io ci andavo coi miei genitori, ci ero tornato con la mia famiglia l’indomani del Covid e, adesso, con figlie ragazzine, abbiamo deciso di regalarci qualche giorno per noi. Oddio, a onor di cronaca, il sottoscritto ormai con ritmi forsennati sta studiando per il Diploma WSET e nei giorni siciliani mi sono portato il computer dietro per scrivere un po’ la tesi, che devo consegnare entro il 31 luglio.
Prima tappa del nostro viaggio in auto Rende, nel Cosentino (con una pantagruelica mangiata la sera in un ottimo ristorante locale) e poi l’indomani, varcati Scilla e Cariddi in una rapida traversata dello Stretto col battello, ci siamo panisticamente fusi con la Trinacria, con la Sicilia occidentale.
Che meraviglia le spiagge di Santa Margherita e del Bue Marino, la tonnara di Scopello, il parco dello Zingaro, passeggiare la sera lungo il paese, mangiare il cous cous, aspettare il tramonto fino alle 21 di sera in spiaggia, i cannoli, i bagni con la maschera, il pane cunzato, le rovine maestose di Segesta, Erice, le saline di Trapani e Marsala.
Sono ancora colmo di gratitudine per il secondo posto assoluto al concorso nazionale di letteratura storica “Nicola Vigliotti”, una delle personalità umane e culturali più eminenti. La premiazione si è svolta sabato 20 giugno, nel delizioso borgo di San Lorenzello, nel favoloso Sannio beneventano.
E’ la prima volta che ricevo un premio così, con quasi 300 opere in concorso provenienti da tutta italia, e valentissimi scrittori.
E’ stata anche una emozione godermi la premiazione, con lo spoglio dei vincitori – per un attimo ho pensato anche di poter essere il primo assoluto. E per andare al palco ero così in panne da non riuscire nemmeno a mettermi la giacca, non trovando il buco delle maniche.
Ma va benissimo così. Per me la felicita è ancora più grande perché ho ricevuto questo premio nelle terre campane del Cratere di Assteas, fra persone speciali e luoghi magici dove, attorno al vino, si sono scritte e si scrivono fra le pagine più belle (e buone!) dell’umanesimo italiano e alle quali La Molecola della Civiltà deve tanto.
I due giorni, se posso dirlo, sono stati ancora più emozionanti e vissuti perchè ho avuto una accompagnatrice speciale, la mia bambina Costanza, che mi ha accompagnato in questo viaggio, partecipato a una divertentissima festa del vino a Massa di Faicchio, con vini selvaggi e sapori squisitissimi, e ha fatto un tifo da vera groupie!
Due giorni dopo la elettrizzante presentazione alla Giunti Odeon, avevo in programma un evento ancora più grande e strutturato: una presentazione-degustazione presso la sede AIS di Emilia Romagna a Bologna dal titolo “Il libro nel calice”. L’opportunità è nata grazie a una intuizione di Stefano Malagoli, titolare di Fruitecom, con cui chissà che in futuro non si facciano delle cose ancora più approfondite – Stefano è una persona deliziosa e un professionista esemplare, con un gruppo di lavoro qualificatissimo, che ho avuto il piacere di frequentare ai tempi di Ruffino. Stefano, scrivevo, mi ha raccontato della qualità delle iniziative dell’associazione bolognese, fra cui la possibilità di presentare il libro in dinamiche legate anche alla degustazione. Mi ha così messo in contatto col presidente Luca Manfredi e col responsabile di Bologna Josè Todisco. In poche settimane, ho avuto il privilegio di far fiorire una serata davvero riuscita. L’idea di base era quella di individuare i principali momenti di sviluppo del vino, a partire dal Caucaso, e associargli una opera d’arte, o una poesia, esplicativa del periodo, e sopratttutto, e qui sta il virtuoso valore aggiunto, un vino che fosse associabile a quel determinato periodo, per appartenenza geografica (un vino calabrese per gli Enotri, campano per la Magna Grecia), stilistica (l’orange per il Caucaso, l’anfora per la Mesopotamia e il Libano) o temporale (il Sangiovese per gli Etruschi, il Pinot Nero per il Medioevo, il Nebbiolo per il Risorgimento). Ne è emersa una serata strepitosa, piena, entusiasta, a cui hanno partecipato anche i produttori, 5 su 8, e che mi ha dato modo di allargare conoscenze, contatti, idee, e che spero davvero possa diventare un format. La sersata è stata per me anche una occasione per passare del tempo di qualità con due amici distanti fra loro e vicini a me, Enrico e Alessandro, che hanno legato subito e che mi hanno accompagnato con entusiasmo e affetto in quella che è stata una delle serate più appaganti della mia vita.
La scorsa settimana ho vissuto una settimana davvero intensa ed emozionante. Il libro è stato presentato in due contesti splendidi, spettacolari, con tante, tantissime persone che mi hanno accolto con gioia, che hanno speso tempo e denaro per ascoltarmi, e per acquistare il libro. Esperienze davvero melliflue per il mio animo e che mi fanno sentire tanta adrenalina.
La prima serata si è svolta mercoledì 11 alla Giunti Odeon di Firenze, il cinema-libreria di Piazza Strozzi, scenario squisitissimo per presentare La Molecola. La presentazione ha beneficiato di una nuova modalità, una presentazione con delle animazioni audiovisive sviluppate insieme a Gilberto Bertini. Le giornate prima dell’evento si sono dipanate fra fine-tuning della presentazione, qualche prova, peraltro svolta alla Fondazione Zeffirelli in San Firenze, fino a che, a pochi minuti dalla serata, sotto un diluvio universale (come se fosse noto a Giove Pluvio che il mio libro inizia con Noè e il diluvio universale), non è saltato, e mai più tornato, l’audio ufficiale. Per cercare di risolvere il problema, non abbiamo neanche fatto il cambio d’abito e siamo andati in scena con una soluzione amatoriale per il sonoro: un microfono appoggiato a un portatile e da lì agli speaker del cinema. Ma è stato pathos e adrenalina che ha portato a un momento davvero riuscito. C’erano le persone a cui tenevo di più. Persone che non conoscevo. Mi sono sentito per un giorno attore di teatro, e le parole venivano da sè, come se fossi entrato in una sorta di trance agonistica. Davvero molto bello. E davvero bravo a Gilberto che 4 mesi fa mi ha fatto questa proposta, e in questo periodo ho conosiuto una persona e un professionista splendidi, colto, appassionato di Battiato, con le stesse mie inquietudini, le stesse mie voglie. Sono convinto che ci saranno altre occasioni de “Il libro in scena” e che questa sia solo la prima di tante.
Le appassionate parole che mi ha dedicato il bravissimo Fabio Piccoli di Wine Meridian, al termine della lettura del libro, sembrano quelle di un amico. Una critica “sentimentale”, per usare un aggettivo atipico per una recensione, che scava con leggerezza nell’anima più profonda dell’opera.
La lunga chiacchierata con Francesca Ciancio, penna dolce e finissima, nel nevoso pomeriggio del giorno della Befana, si è sublimata in un emozionante pezzo uscito su la Repubblica dedicato a “La Molecola della Civiltà”. Un articolo che mi ha intenerito e quasi commosso, che mi racconta e racconta meravigliosamente il libro, racconta soprattutto, con parole felicissime e migliori delle mie, lo spirito profondo del vino, “il diritto all’imperfezione, al valore della lentezza e della felicità imperfetta”.