Una fine gennaio scoppiettante. Per la prima volta direi da 15 anni – Matilde ha 14 anni e quest’anno ne compie 15 – io e mia moglie abbiamo fatto un viaggio (per me di studio, per lei di vacanza – supporto) in Francia del Sud.



Avevamo l’irripetibile occasione di un invito a Bordeaux, l’elegantissima città francese che ha avuto il suo sviluppo a partire dal Settecento, negli anni delle bonifiche del Medoc da parte degli Olandesi che la hanno consacrata terra di straordinari vini, rossi certo ma anche bianchi e botritizzati, grazie anche al suo efficentissimo porto affacciato sull’Atlantico.
Abbiamo deciso di prendere l’auto, malgrado un comodo volo Volotea Firenze – Bordeaux, per goderci il viaggio, e, in itinere, una consuetudine che ci portiamo da sempre nei nostri tour, abbiamo organizzato delle soste. Nello specifico finalizzate ai miei studi per il Diploma, ma posti anche deliziosamente affascinanti. Prima tappa a Vinsobres, propaggini settentrionali del Rodano del Sud. Terre di borghi pittoreschi, ritmi blandi, prigionie papali (Avignone non è lontana, così come gli Chateauneuf du Pape), signore con la baguette tenute come sporta, formaggi, e vini appunto vellutati e setosi, dominati dalla trilogia Grenache, Syrah, Mourvedre. La prima sera i ristoranti erano chiusi e, dopo la visita al Domaine Jaume, ci siamo trovati a comprarci una cena fra formaggi, tapenade, pate, terrine, all’interno di questa tres joly maison a pietra e persiane azzurre, in perfetto stile Francia del Sud. L’indomani, prima di tagliare la nazione da est a ovest, abbiamo compiuto una visita a un paese che già avevamo conosciuto, e amato non solo per i suoi vini, con solo la Matilde nata: Chateauneuf du Pape, il vino dal nuovo castello del papa, tenuto in dorata prigionia nella vicina magnifica Avignone. Dopo una rilassante passeggiata attorno al paese, e gli inevitabili acquisti d’uopo per gli studi, abbiamo ripreso la macchina e viaggiato per altre 6 ore.
Doppo una lunga giornata di guida, siamo arrivati nella spettacolare Bordeaux, meravigliosa cittadina fra l’Atlantico, il fiume Gironde che prima di diventare tale per buttarsi nell’Oceano vive dell’incontro fra la Garonne, verso ovest, e la Dordogne, verso est. Alla sinistra della Garonne, si apre la famosa “Riva sinistra”, il Medoc e le Graves, con suoli sassosi, dominata dai potenti Cabernet Sauvignon, dai potenti Sauvignon Blanc e dagli zafferanosi Sauternes e Barsac, da uve affette da muffa nobile, con paesi iconici per l’amante del vino come Pauillac e Margaux. Nel mezzo l’Entre deux Mers, fertili terre di semplici Sauvignon. A destra, luoghi di piccole proprietà e di paesi deliziosi come Saint Emilion e Pomerol, da suoli argillosi, ideali per il morbido Merlot e per il raffinato Cabernet Franc. Insomma, una goduria per l’appassionato di vino. Ma la cosa più bella è stata l’incontro coi nostri amici che vivono in una signorile, anzi, fiabesca proprietà nel cuore di Bordeaux e ci hanno aperto il loro maniero con affetto, dolcezza, presenza e coi quali abbiamo vissuto 3 giorni spettacolari, fra mangiate, visite culturali, fra cui la Citè du Vin a Bordeaux, cene in casa o in squisiti bistrot, e ovviamente le visite ai territori succitati. Tre giorni volati via, ingentiliti anche dalla vittoria della squinternata Fiorentina di quest’anno in trasferta a Bologna.
Un week end volato via, e che malinconia il lunedi mattina a ripartire con, però, una ultima tappa nel Beaujolais. Abbiamo di nuovo riattraversato la Francia, questa volta da sud ovest a est, fino alle propaggini meridionali della Borgogna. La Borgogna, celeberrima regione vinicola della Francia dell’est, come noto si divide in 5 grandi aree. Lo Chablis, a nord, vicino allo Champagne, coi quali condivide gli stessi suoli calcarei e la presenza di Chardonnay acidi e limonosi, senza legno. La Cote d’Or, la culla del Pinot Noir, che si divide in Cote de Nuits, da Marsannay (dove si fanno anche i rosati, unicum in tutta la Borgogna) appena sotto Dijon fino a Nuits-Saint Georges, da cui prende il nome la zona (dopo il trattino i paesi si sono impossessati del loro cru più celebre), e la Cote de Beaune, qui anche con burrosi e sofisticati Chardonnay, che si estende da Aloxe Corton fino a Santenay. Lo Chalonnaise, terra di Pinot Noir più strutturati, per il clima un po’ più caldo e le terre più grasse, con il villaggio Bougeron che produce bianchi da Aligotè. Infine, il Maconnais, con Macon altro nostro villaggio del cuore, da una memorabile trasferta nel 2003 da neofidanzati, che si trova proprio vicino all’ultima zona della Borgogna, meta della nostra ultima tappa: il Beaujolais, il particolar modo il paese Fleurie. Il Beaujolais è illustre per il Gamay Noir, l’uva coltivata qui, e per il loro novello, vino fatto a novembre con la macerazione carbonica. In realtà, i villaggi cru, in terreni granitici, offrono un playground eccezionali per Beaujolais croccanti, profumati, speziati. Il mio preferito è Fleurie, ma ben conosciuti, e tutti squisitamente deliziosi, anche i vini di Molin a Vent, Brouilly, Morgon, Chirobles. Noi eravamo nel piccolo ma confortevole appartamento del Domaine de Robert, piccolo e premiato produttore, di cui abbiamo ovviamente assaggiato i vini e approfittato di un azzeccatissimo consiglio gastronomico che ci ha condotto a un gran finale, vicino a un camino, a deliziarci di un fiero e lauto pasto di fine vacanza studio!
