Tag: relax

  • Savoia. In vacanza dopo mesi di corsa.

    Savoia. In vacanza dopo mesi di corsa.

    Sembra impossibile ma siamo davvero in vacanza! Uno scambio sontuoso con una baita ai piedi del monte bianco. Adesso mi godo, calice di in mano di  uno sferzante e montano Jacquere, piedi su una piscina a sfioro sulle le montagne innevate, su tutte il Mont Blanc ghiacciato, attorno ad Albertville, una catartica riflessione da lontano. 

    Sono state settimane intense in cui ho dato davvero tutto per il lavoro e soprattutto per il progetto #RuffinoCares. se penso a quel 20 giugno quando dall’aeroporto di Toronto emozionato aspettavo un messaggio dalle mie colleghe per sapere come fosse andato il primo talk, al 2 luglio in Palazzo Vecchio a Firenze, il palazzo dei Medici, quando insieme al sindaco Nardella abbiamo presentato alla cittadinanza il progetto, e poi di mercoledì in mercoledì, di giorno in giorno, di attimo in attimo, Roma, Firenze, Munich, gli etruschi, vino ed eros, sempre con la nostra bicicletta e con le nostre chiacchierate.

    Un’avventura che sta andando ben oltre le sue prime aspettative ma che avuto il rovescio di alienarmi dalla famiglia e da Bisarno. Il lavoro spesso mi mangia. Mi ci faccio mangiare perché mi piace e mi sta dando enormi soddisfazioni. Poi più che mai quest’anno, questi ultimi mesi, ho la sensazione di stare su di un treno in corsa, e che la velocità mi piaccia, mi stia piacendo. 

    Come con Bisarno. Una Bisarno che si prende tutti i miei conseguimenti lavorativi. Come se fosse un buco nero da tamponare coi guadagni, idee, spunti, nuove strutture, arredi. E da quel buco nero però ne escono entusiasmi, nuovi progetti, spunti, stimoli. 

    In viaggio. Quale modo migliore per eliminare le scorie?

    Nell’ultimo mese abbiamo installato il parquet e completato quindi la stanza torre. Quasi finito il muricciolo, con scala, che separa l’aia dal l’orto. I marciapiedi attorno l’aia. Il recupero della porta storica a dividere il bagno dalla camera. L’orto che prospera selvaggio e il prossimo anno saprò contenere i poponi e i pomodori, venuti un po’ troppo selvaggio, ma intanto me ne pasco con gusto i frutti. 

    Il sole sta facendo il suo giro. Prendo un po’ di abbronzante. Quasi quasi schiaccio un pisolino. Quassù in montagna é caldo ma non é umido e non sono soprattutto aggredito dalle zanzare.

    Al fresco (finalmente) dei 4000 dell’Aguille du Midi

     

  • Relax. Un libro. Un noce.

    Relax. Un libro. Un noce.

    Eccomi col mio libro a frescheggiare.

    Domenica calda, estiva, sudata. Il pranzo é stato buono: abbiamo anche spostato il tavolo perché la pergola ancora non ci regala l’agognata ombra e lo abbiamo portato sotto il fienile, alzandoci solo quando il sole si era sottratto anche l’ultimo perimetro di fresco. Dopo pranzo ho portato la sdraio sotto il noce, nel prato tagliato dal sottoscritto il giorno prima e mi sono messo a leggere, lo splendido e ipnotico 4 3 2 1 di Paul Auster, cullato da un po’ di venticello che mi ha progressivamente portato a un breve sonnellino. Stamani (e anche ieri) peraltro mi ero fatto svegliare presto dalla natura: dalla luce che saettava dalle finestre e dal canto degli uccelli. Alle 7 ero già ad armeggiare nell’orto, in una improba lotta contro le erbacce, e ad annaffiare, e la stanchezza quindi affiora subito nel pomeriggio. Ieri sera peraltro siamo andati anche in Casentino, a cercare frescura e ingolositi dalla voglia di tortelli quelli buoni, e in un attimo eravamo in auto lungo le curve che passando dalla Consuma ci hanno condotti nella vallata delle foreste più suggestivi e sottovalutate di Italia. Ci siamo anche fermati dopo cena a salutare la cugina Lorella, anche lei impegnata con suo marito a recuperare una struttura antica, un bellissimo fienile appena fuori Borgo alla Collina, e siamo rientrati a casa che erano le undici passate. Io mi dedico adesso alla scrittura, aggiornando appunto il blog, la Laura dorme e le bambine giocano nella nuova scrivania della loro stanza gioco. Il vecchio noce che due anni e mezzo fa, appena iniziati i lavori di Bisarno, avevamo dovuto abbattere perché le sue radici davamo problemi alle fondamenta e la chioma ampia spazzolava le tegole, dopo essere stato tagliato in lunghi assoni e posto ad asciugare nel fienile,rivive oggi in una scrivania in noce adagiata sotto la finestra che guarda la Pievecchia, una posizione ideale per studiare, leggere, creare, guardando fuori le bellezze della natura. Prima di noi vi abitava un falegname e nella stessa area aveva il suo tavolo da lavoro. Speriamo che quella scrivania che racconta una storia così bella di recupero e riuso, montata dal nonno, ispiri Matilde e Costanza a costruirsi un futuro attraverso lo studio e la capacità di ricreare bellezza, in ogni percorso e professione che sceglieranno. Per adesso le matite migliori, belle appuntite, e tante pagine bianche, sono state appoggiate sulla scrivania in noce dalle bambine, in attesa che divengano pagine piene di colori e sogni.

    Il nonno monta e le bambine incalzano.

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