Tag: rinascita

  • Il più bell’anno della mia vita

    Il più bell’anno della mia vita

    Giocando a nascondino

    Oggi salutiamo il 2020. Un anno che mi tengo stretto e a cui sarò affezionato per sempre. Non voglio apparire irriguardoso per chi ha subito il covid, la pandemia e gli effetti sanitari ed economici correlati, ma io ho avuto il mio annus horribilis, il 2018, e questo 2020 mi ha restituito tanto, non tutto ma sarebbe impossibile, di quanto tolto allora. Lo dico sottovoce, non tanto per gli altri, ma per me, per la scaramanzia, per paura di riprecipitare in quel buco nero dove ero finito. Ma forse, quel buco nero mi ha insegnato a vedere baluginii di luce in tutte le situazioni, anche quelle inquadrate come buie dalla stragrande maggioranza delle persone.

    Al lavoro, non vi sono dubbi che sia stato il mio miglior anno. E’ stato l’anno della consacrazione de Le Tre Rane, del mio primo anno intero da capo della brand experience che ha portato grandi risultati, dal ristorante appunto – la nuova pergola alla riapertura un fiore all’occhiello! – all’hotel e anche della neonata enoteca Bottega del Vino con le sue dinamiche: che ganzata il bar a vin! E nelle difficoltà sono nati progetti di cui abbiamo tratto tanto: le dirette Facebook, il delivery Cappuccetto Rosso, il delivery de Le Tre Rane, il cinema sotto le stelle di Poggio Casciano, la serata jazz, la meravigliosa corsa coi pacchi di Natale (che emozione!), il posizionamento creativo Vivere di Gusto e gli spot girati, i video, il webmagazine viveredigusto.it, tutte iniziative  che sembravano impossibili, che sono state invece realizzate e che hanno funzionato: il pic nic, il cinema, il jazz. Ma anche le attività fuori sede: che dire delle Serre Torrigiani e del Lato B?

    Ho viaggiato meno, ovviamente, ma i primi 2 mesi sono stato in Asia e poi negli Stati Uniti, due trasferte meravigliose e piene di spunti professionali e, come sempre, anche umani, e a Torino, a familiarizzare con la brand experience di Lavazza, e a farmi venire delle voglie e idee che si sarebbe concretizzate nei difficili mesi a venire…

    E poi la vita familiare. Abbiamo iniziato l’anno alla grande, ossequiando la nostra passione per i viaggi: Torino, Vienna e poi Briancon in Francia. Da marzo, causa primo confinamento a casa, ci siamo ritrovati noi quattro e la nostra casa. Crostate, mangiari, film, libri, ortismo, vino, un rinnovato feeling con tutte, Upupol e dolciastra metà, felino Orange incluso. Sono arrivate anche due galline e un gallo, sono proseguiti seppur lentamente i lavori di ristrutturazione di Bisarno – altri sono stati progettati, altri conclusi, come la funzionale e bella torre-studio – e quando l’estate ha allentato il contagio, abbiamo fatto due spettacolari vacanze in auto, prima a Baratti e poi nella Sicilia sud orientale, passando dalla Calabria e da Matera, vivendo il presente, carpendo l’attimo, come mai, almeno personalmente, avrei saputo fare. E questo lo devo – non è parodosso – al 2018.

    Il 2020 è stato anche l’anno in cui ho ritrovato il mio grande amore: le storie. Mai come quest’anno mi sono reimmerso passivamente fra poesie, favole, libri e film, e anche attivamente scrivendo…il blog, pensieri, scrittura pubblicitaria, il webmagazine, scattando foto…

    L’anno che verrà avrà un lascito pesante. Non ci sono dubbi. Io intanto me lo tengo stretto come l’anno più bello della mia vita!

     

  • La mia vita in quarantena – storia in positivo

    La mia vita in quarantena – storia in positivo

    E’ passato un giorno dal mio compleanno, due settimane dal mio ultimo post e due mesi e mezzo dall’inizio di questa assurda e irreale situazione.

    Eppure, col massimo rispetto di chi ha perso familiari, chi è e sarà in difficoltà col lavoro, sono certo che non ricorderò questo periodo solo per gli aspetti negativi.

    Siamo a casa da tanto. E ci siamo abituati a tante novità. Ho avuto la fortuna di poter proseguire il lavoro e mi sono abituato allo smart working. Ore e ore di lavoro, da casa. Molto più tempo e dedizione di prima. Ma lo faccio volentieri. Adesso ho molta familiarità coi programmi di videoconferenza, abbiamo creato un format di dirette Facebook e l’emergenza ha stimolato un processo creativo atipico-emergenziale, guidato dal cuore e dalla voglia di fare anche per il proprio paese, che ha portato all’ideazione di molte iniziative: per esempio Cappuccetto Rosso, un home delivery particolarissimo, ma anche lo stesso home delivery de Le Tre Rane, in partenza nei prossimi giorni, la realizzazione di una bottega per delle merende, sempre a Poggio Casciano, e tanti altri progetti grazie anche a un gruppo di lavoro che senza lagnarsi ha portato un approccio resiliente e determinato. Non sono state tutte rose e fiori, anzi, ma sono certo che questo periodo lavorativo riuscirà a dare i suoi frutti. Senz’altro, non si potrà mai dire che non ne abbiamo tante di tutte. E appena le regole saranno chiare, la voglia di ripartire è così tanta che sono sicuro sapremmo capitalizzarla tutta: anche un calice di vino in mezzo alla tanta bellezza di Poggio Casciano sarà una storia bellissima da vivere e raccontare. Le esperienze di marchio beneficeranno di una forza seduttiva che non ha precedenti secondo me. Anche per chi già nel bello e nel buono vive – penso al fiorentino, al toscano – la voglia di muoversi, stare insieme, trovarci il piacere, è tantissima. E un modello di villa di campagna può offrire di tutto: io la vedo proprio bene una famiglia che arriva a Poggio Casciano e dalla prima colazione con le torte fatte in casa, passando per un bagno in piscina, un pranzo sotto la pergola, una merenda con un paniere di vimini nel parco e dei buoni formaggi, un aperitivo  sotto il loggiato mentre il tramonto arrosa il cielo, un tuffo tonificante in piscina, una scuola di cucina, fino alla cena e al dopocena stellato con un buon digestivo, e una notte…beh, e a una notte vietata ai minori di fuoco e fiamme in quei comodissimi ed elasticissimi materassi con vista sulla campagna toscana silente di grilli e cicale (per l’appunto)…

    Anche a casa le cose non vanno male. E’ arrivata la primavera e le tante fioriture che reca seco. Ci sono un po’ di novità, che mi sono goduto in quanto ne sono stato protagonista: abbiamo verniciato di bianco crema la ringhiera che separa prato dall’orto, e ci abbiamo messo delle meravigliose roselline rosa e rosse. Uno spettacolo in fioritura, con la ringhiera alle spalle e ancora dietro la facciata imperiosa di Bisarno. Eravamo tutti e quadro a pitturare. Poi abbiamo messo i cipressi. Quest’anno abbiamo mangiato anche un po’ di ciliegie. Le aromatiche emanano profumi che accarezzano e l’orto è già ubertoso e dopo le fave e i carciofi fra poco arriveranno pomodori, zucchine, melanzane e gli immancabili peperoncini. E cosa dire degli agrumi? Quest’anno il Bizzarria sta dando spettacolo! Infine, ma non ultimo, abbiamo iniziato la ristrutturazione di un pozzo antico che si situa a valle della proprietà e che probabilmente faceva da pozzo di costruzione della gualchiera accanto e della nostra torre, primo nucleo abitativo risalente al 1200.

    E la casa me la posso finalmente godere a tempo pieno – oddio, tempo pieno, sono fisso al pc, ma va bene lo stesso perchè in una bellissima stanza, la torre – buoni vini, la pergola ripristinata, cocktail e quest’anno sto diventando bravi a farlo, tantissimi film con la Mignola spalmata addosso, la Laura con le crostate, le consegne a casa di gelato, cibi, pizze…

    Insomma, si procede. Anche se, al netto del buono sovraelencato, questa situazione che mi impedisce di vedere gli amici, abbracciare le persone, mi obbliga alla mascherina, a uscire come se fossi un topo col gatto che rischia di azzannarlo, non è che mi piaccia tanto….

     

     

  • 10 marzo. Il diario della quarantena.

    Ed eccoci qua. Da oggi tutta Italia è “zona rossa” per cercare di arginare la diffusione del CoronaVirus e da oggi il nostro diario di bordo accoglie, e rende meno aspro e pungente (diceva il Petrarca che “cantando il duol si disacerba”), questa emergenza. Non è la prima volta che “Il Bisarno oltre la Sieve” cambia un pizzico il suo focus – il restauro di Bisarno – per raccontare quello che accade a me e la mia famiglia.

    E quindi, eccoci qua. La presenza del Covid19 si è fatta sempre più massiccia in Italia e dal nucleo originario del paese veneto di Codogno ormai la pandemia è presente in tutta la penisola e sono state inellutabili misure altamente restrittive. #stiamotuttiacasa

    La nostra quotidianità si è quindi adattata, consci dell’importanza di aderire in questa fase alle nuove normative socio-sanitarie. Le bambine sono a casa. Laura ha ridotto al minimo le attività lavorative front office e io sono fra le ferie e lo smart working, con qualche ritorno, ridotto al minimo e strettamente indispensabile, in ufficio.

    Se c’è un popolo che ha mostrato all’umanità in ogni era che può uscire e ripartire alla grande siamo noi italiani. Rassicura essere sostenuti da un sistema sanitario così forte. E, infine, mi sento avvolto da un grande senso civico e orgoglio patrio. Siamo ancora solo all’inizio ma, senza voler sottostimare il drammatico impatto economico che questa emergenza sta creando, né voler fare polemica su alcuni ingranaggi deboli di questa emergenza (alcuni media), credo che questa situazione possa nascondere tante opportunità che sto, stiamo cercando di stanare, di far emergere, col sorriso, con le spalle ben ancorate, e con tanta fiducia nel domani. Sia in famiglia che al lavoro.

    Al lavoro ci sono stati momenti non semplici. La decisione aziendale, corretta secondo me e in anticipo di qualche ora sullo shut-down nazionale, è stata quella di sospendere tutte le attività al pubblico di Poggio Casciano. Quindi, Le Tre Rane, l’enoteca, i tour&tasting e l’agriresort. Tutto il nostro (grande) lavoro di costruzione di un macro ambiente bello e buono – ed eravamo arrivati a un grande punto – è stato castrato. Non semplice è stato comunicare la decisione ai colleghi, a chi ogni giorno fatica per mandare avanti questa macchina e che ha anche contratti meno “forti”, ma ho notato un fortissimo spirito di squadra e una grande voglia di sognare ora per poter ripartire quanto prima con nuove idee nate in questi giorni di “otium”. E quante ne avremo di cose nuove da proporre! Chi si formerà sulla panificazione, di pani e torte. Chi su nuovi mangiari da portare in carta. Nuovi eventi da studiare, le domeniche che vivremo da questa primavera, aperitivi nella piscina del resort al tramonto sulle vigne. Faremo i compiiti a casa e appena l’emergenza sarà conclusa ci riaffacceremo con mille novità. Fondamentale, in questi delicati momenti per tutti, mostrarci saldi e ottimisti. Non facile. Il post scritto sulla pagina FB di Ruffino e Le Tre Rane cerca di raccontare questi buoni propositi.

    Anche in famiglia stiamo organizzandoci. Le bambine ormai sono in casa da qualche giorno. Scuole chiuse fino al 4 aprile. La parte educativa e formativa non ne risentirà: Matilde ha ritmi e voglia superiori alla media e a casa sta divorando libri, facendo tutti i compiti, provandone di nuovi. In più, insieme a lei e a Costanza, andremo a capitalizzare il nostro riposo coatto a Bisarno l’orto e la semina indoor, la riorganizzazione delle camerine, giochi di squadra e altre attività che ci permetteranno di superare insieme il virus. Intanto, Costanza sta imparando a leggere, coadiuvata dalla bravissima Mati. Poi, ci sono io: nei giorni che sarò in ferie, dedicherò del tempo fisico e materiale a Bisarno: piccoli lavori di muratura, zappare e vangare, cucinare, riordinare le stanze della casa, trattare gli agrumi che hanno beccato la cocciniglia. Insomma, anche per me, e per gli altri membri della famiglia, questi giorni verranno capitalizzati al massimo, convinti che ogni momento di difficoltà nasconda in sé le opportunità per una rinascita.

  • La nostra anziana, dolcissima, bellissima mamma.

    La nostra anziana, dolcissima, bellissima mamma.

    La paura non ci aiuta…

    Sono giorni strani per tutti noi. Le scuole chiuse, le strade libere, le piazze vuote. La presenza del virus ci ha costretti a sanguinose decisioni nel giusto tentativo di arginarne la perniciosità e di proteggere i nostri anziani. La paura ha ulteriormente gettato una cappa di negatività e pessimismo. I media, e i social media, anche in quei (rari) casi di cronaca oggettiva, hanno generato ridondanza –  virus, virus, virus, virus, virus, virus –. Tutto questo si è miscelato e ha creato davanti ai nostri occhi, e a quelli del mondo, una immagine di Firenze, della Toscana, dell’Italia, profondamente distorta e ingenerosa. Nessuno che vive più, nessuno che vuole venire in Italia, tutti fuori da qui, gli untori del mondo, da discriminare, da non mangiare più il nostro cibo, da non godere più delle nostre bellezze.

    Tutto questo non vi fa imbestialire? Io oscillo fra la rabbia e la tristezza. Per una volta dovremmo essere orgogliosi di come stiamo reagendo a una emergenza che è globale eppure appare quasi solo italiana. Sono state prese decisioni complessissime in tempi comunque rapidi e a fronte di un nemico che, se pur non pericoloso in assoluto, è estremamente virale e mutevole. Il nostro sistema sanitario si è ancora una volta dimostrato fra i più efficienti al mondo, gratuito, preciso, costituito da un capitale umano e professionale unico, e riconosciuto come tale unanimemente, non ultimo dall’OMS.

    Sono stati effettuati tamponi in numeri esponenzialmente superiore a tutti i paesi europei. Negli Stati Uniti un tampone costa migliaia di dollari. E sì, è vero, i nostri numeri di contagio sono superiori agli altri paesi. Anche ai paesi che ci deridono con la pizza al coronavirus; o a quelli ci fanno sempre la morale contro, sugli immigrati, sui conti pubblici; o a quelli che ci danno di disorganizzati e inefficienti mentre da sempre ci taroccano i nostri prodotti tipici; e potrei fare altri esempi ma non mi interessa più, se non ridestare un pizzico di orgoglio per la nostra nazione che trovo inconcepibilmente basso.

    Anche perché nel mentre che gli altri pontificano, noi controlliamo e testiamo, noi prendiamo decisioni difficili, noi cerchiamo di fare il nostro meglio, perchè noi italiani si sta facendo davvero tutto, con situazioni anche auto-imposte che stanno gravemente danneggiando la nostra economia (ristoranti deserti, hotel svuotati, il made in Italy del gusto nel mondo visto come cibo da appestati, nessuno che vuole più venire qui etc), con grande serietà e senso civico.

    Quella civiltà che, senza tronfi esercizi di amor patrio, l’Italia ha sempre mostrato al mondo, facendo vedere cosa significa vivere ed elevandolo ad arte: lo stare insieme all’italiana, il saper accogliere, la tavolata, l’osteria, la piazza, il design, l’arte, il bello che si unisce al buono, lo spirito imprenditoriale, dell’aiutarsi spartendo il poco, il riuso. Crescendo sempre soprattutto nelle situazioni di grave difficoltà.

    Ed è qui che mi appello: a Firenze nel 1530 si è giocato al calcio (storico) nei giorni dell’assedio di Carlo V, per dimostrare a tutti che si sta comunque bene, si gioca addirittura, anche se si è stremati e affamati. Qualche secolo prima il Boccaccio aveva scritto il Decamerone, raccogliendo storie narrate di chi era in quarantena dalla peste nera a Firenze: nella tragedia, il conforto di una storia che diventa capolavoro. Voglio dire: noi, noi italiani, più di tutti abbiamo il gene della rinascita, della convivialità, dell’intuizione, di poter provare a trasformare questi giorni, spronati dalla forza delle idee.

    Non voglio mancare di rispetto a chi sta vivendo drammatiche ore con il proprio lavoro, anzi, sto cercando di capire come poter aiutare, ma penso che le migliori opportunità risiedano adesso: se un giorno rimanesse una persona per nazione del mondo in un’isola deserta e circondata da un mare infestato dagli squali, tutte queste persone di diversa nazionalità si rivolgerebbero all’italiano come loro unica speranza di salvezza. E farebbero bene. Perché se c’è un popolo che può dare prova di rinascita, di adattarsi al cambiamento, di essere geniale come singolo e brillante come gruppo, questo è l’italiano. Il nostro. Poi, da dopo domani, a emergenza rientrata (perché rientrerà!), potremo tornare a ridividerci fra Fiorentini e Juventini, fra rossi e neri, fra guelfi e ghibellini, fra nordisti e sudisti, fra Prosecco e Chianti, in quella che è – e sarà sempre – la nostra straordinaria inconciliabile diversità. Ma oggi, negli strani giorni del Corona Virus, non rinunciamo prima di tutto a proteggere la nostra comune anziana, dolcissima, bellissima mamma, l’Italia.

  • Una bella giornata

    Una bella giornata

    Che bontà!

    É da qualche settimana che non aggiorno il blog. Ho sempre molte cose da fare e le priorità pongono questo mio journal intime in secondo piano. Ma va bene così. La scrittura mi aiuta, mi dá una bussola. Nei giorni bui dello scorso anno non riuscivo neanche a scrivere. Avevamo con le bambine un diario che aggiornavamo quasi tutte le sere, annotando le piccole felicità del giorno, un esercizio che compivamo per tenerci aggrappati al presente e che, ripenso col sorriso, ha aiutato Matilde a sviluppare una certa calligrafia, visto che lei era deputata ad accogliere le riflessioni di noi tre. Avevo interrotto tutto, dai social (e questo non era necessariamente un male), all’aggiornamento appunto del blog, al vedermi o anche sentire gli amici, anche i più intimi.

    Con l’estate, fortunatamente, i primi risultati rassicuranti, l’operazione, uno stato di salute mentale migliore, abbiamo cominciato a vivere una rinascita che ha portato a ripristinare certe consuetudini e una nuova normalità, normalità che troppo spesso sottostimiamo nel valore che reca.

    Oggi é stata una domenica dal sapore agrodolce, espressione dei toni velati ma tutto sommato piacevoli della nostra nuova vita. Avevo trascorso una settimana faticosa a lavoro, ma anche e soprattutto inquinata dalle attese per le analisi di controllo che ogni volta, e questo credo sarà ad taedium, generano in me e nella Laura profonde e inevitabili irrequietudini. Il sabato poi, così bagnato da una irrefrenabile pioggia, e da un violento mal di pancia, non aveva in nessun modo mitigato il mio malumore. Fortunatamente il timido barlume di sole odierno mi ha permesso di prendere in mano con l’azione le mie paranoie e ho, abbiamo direi, trascorso proprio una bella giornata.

    Fin dalla mattina le catarsi canore di Elton John, i cui grandi capolavori descrivono proprio le sue rinascite dai guai e dai suoi drammi della vita, hanno sciolto e donato energia al clima generale in casa: ne abbiamo approfittato (cosa che solo io adoro, e adoro ancora di più farlo in quattro) per rimettere a posto un po’ di cassetti. Un delizioso pranzo e nel pomeriggio, prima volta nel 2020, siamo stati nell’orto, a riorganizzare gli attrezzi e la porcilaia dove a oggi giocavano arrabattati. Ne abbiamo approfittato anche per dare una occhiata al pozzo diruto e abbandonato a valle della nostra casa, che abbiamo annesso alla proprietà (eh si, ci siamo comprati una bella bega per la pura vogliadi restituire un elemento icastico e storico al nostro territorio e al nostro paesaggio), oltre ai lavori murari che finalmente stanno ponendo fine alle triennali opere di ristrutturazione della facciata. A breve beneficeremo di un nuovo ingresso, funzionale anche a lasciare che la cucina viva la sua interazione con l’aia senza interferenze di ingressi o uscite di casa.

    Sono stato anche senza giubbotto perché le temperature lo consentivano. In casa, nel frattempo, mia mamma, Costanza e Matilde stavano preparando un grande classico della cucina dolce toscana, la mia prediletta schiacciata alla fiorentina ripiena di panna montata.

    Ci hanno raggiunto anche gli zii per una merenda sublime, a conclusione di una domenica proprio piacevole.

  • È arrivata l’estate.

    È arrivata l’estate.

    Il mio sentierino.

    È arrivato giugno e quel caldo estivo che attendevamo con ansia. Come temevamo, ci siamo bruciati la bella stagione, la primavera con le sue temperature dolci di giorno e fresche le notte. Non ci lamentiamo: nessuno sopportava ormai più la pioggia continua che ha accompagnato tutto maggio.

    Siamo arrivati a riprenderci la stagione che lo scorso anno avevamo interrotto a metà. Lo facciamo profondamente cambiati, Laura ancora con lunghe cure da sostenere, ma la voglia davvero di vivere questa nuova vita, diversa, che ci ha ferito, ma che ci ha anche aspettato e che nostro malgrado si è fatta desiderare più di prima.

    E noi viviamo. Abbiamo comprato degli splendidi cuscini per i divani in ferro battuto sotto la pergola. Quest’anno ho concesso a colture unicamente ornamentali, fiori in vaso, di adornare il giardino, per il puro onanismo di godere della bellezza dei fiori. Ho un orto che mi mangia tempo e mi restituisce serenità, e lo curo con dedizione e con a fianco un sornione gatto arancione. Sono state murate le ringhiere in ferro battuto, trovate a Forlimpopoli qualche settimana fa nella mia caccia al riuso. Mi sto perdendo nei dettagli e nei particolari, convinto che la bellezza ci possa nutrire. E sabato mi sono anche dilettato a sviluppare un sentierino con le lastre di pietra lungo il prato, e mi è anche venuto bene: sono percorsi storti e sghembi, come spesso mi trovo mio malgrado o scientemente a dover intraprendere, ma va bene così.

    E domenica, ieri, abbiamo dato una festa per la classe di Matilde: Matilde e anche Costanza felicissime e noi orgogliosi di far vivere ai nostri amici l’aspetto più essenziale e magnetico di Bisarno, la sua naturale ospitalità. È stata una faticata, io ero già febbricitante e Matilde lo è da oggi, ma ne è valsa la pena. Penso che fino allo scorso anno sarei stato io per primo meno aperto a eventi come questo e avrei fatto prevalere il mio L ato musone e un po’ misantropo, attitudini che di solito riservo al mio io privato mentre al lavoro appaio l’esatto contrario. Invece ho accolto la proposta di Laura e vissuto con piacere questa occasione per stare insieme ad altre persone, accettando finanche con atipica filosofia che i bambini giocanti mi pestassero nelle loro scorribande qualche piantina…quantum mutatus ab illo.

    Le mie bambine in attesa (trepida) della festa
  • Gli spaventapasseri, una faraona, una scalinata e tanti semini.

    Gli spaventapasseri, una faraona, una scalinata e tanti semini.

    Pranzo della domenica

    Lunedì mattina. In ufficio mi aspetta una giornata intensa, fra riunioni e incontri. Sono ancora un po’ stordito: l’ora solare la sto soffrendo più di ieri mattina e mi sento il volto e la testa brucianti per il sole preso in questo bel week end di primavera trascorso in famiglia a Bisarno. È stato caldo, quel caldo che aspettavo dopo una settimana ventosa e fredda. Leggo dalle previsioni che non durerà: un altro fronte altamente instabile, con pioggia, vento (l’odioso vento), temperature in picchiata, è atteso da mercoledì. La buona stagione non è ancora arrivata, ma credo che l’approccio giusto sia quello di godersi, di almeno provare a godersi, quello che ci viene dato, e di sfruttare appieno i lati positivi di ogni situazione. Facile e forse banale a dirsi, meno a farsi.

    Ecco la scala coi pali di castagno

    Comunque, io questo fine settimana l’ho riempito, come un salvadanaio, di tante piccole attività, svolte da solo e anche in compagnia, che mi hanno fatto stare bene e che, poi, daranno i loro frutti. Fin dal sabato mattina – non erano neanche le 8 – che eravamo io e le Upupole in piedi col chiaro intento di “fare le contadinelle”: intento poi tradito dagli eventi, ma lo spirito non è mancato. Abbiamo infatti subito fatto una colazione da campioni al bar (rito del sabato mattina elevato da un sublime cornetto al cioccolato) ma poi le bambine hanno preferito rimanere in paese con mia mamma, mentre io sono tornato alla casa, dove mi aspettava il mio vicino Sauro per fresare la terra dove verrà seminato il prato, che andrà ad allungare il tratto già presente. Non solo abbiamo fresato, ma abbiamo anche costruito (oddio, qui il mio ruolo si è fatto ahimè solo speculativo e poco operativo) una scala coi pali di castagno nella rampa che separa l’aia dall’orto. Con altri pali di castagno abbiamo messo il sostegno ai 5 olivi che abbiamo. Quei pali di castagno, mangiati, erosi ma dal gran fascino provenivano da una vigna dismessa della fattoria di Grignano e sono legati a un piacevole e divertente ricordo di mio babbo: eravamo io e lui, piuttosto imbranati invero, a raccoglierli circa un anno fa, nella collinetta dirimpetto casa. Ancora mancavano di un utilizzo a ripagare della nostra fatica fatta, poiché inizialmente li avevamo presi per fare le vasche dell’orto ma poi avevamo optato per dei cordoli di cemento. Ora vivono invece in una rustica scalinata e a sostegno dell’oliveta (e anche di altri alberi da frutto): un bel modo per perpetrare il ricordo di quella giornata. Nel mentre abbiamo anche abbassato la recinzione dell’orto (troppo alta, nascondeva un po’ la bellezza del muro alle spalle) e piantato due spaventapasseri, più chic che utili temo, diventati a breve i più fotografati di Bisarno!

    Spaventapasseri e Upupole

    A pranzo – visto che la Corsi era impegnata fin dal primo mattino in un convegno – ci siamo deliziati con un mirabile panino al lampredotto (e dei tortelli, e una schiacciata col prosciutto del Casentino, per la cronaca) da A Pancia Piena, con gelato e caffè d’autore dalla vicina La Via del Gelato per proseguire poi, pieni e sazi, i nostri lavori a Bisarno, questa volta con la complicità, querula e garrula, e piuttosto litigiosa, con annessa involontaria ginocchiata di Matilde nella bocca di Costanza), delle Upupole. Siamo arrivati alla cena stravolti: una pasta con asparagi, pachino e salmone, Ritorno al Futuro tutti insieme e poi a nanna.

    La domenica è stata una giornata meno faticosa e più conviviale. Abbiamo invitato i nonni da noi e per l’occasione – e qui i sentimenti sono stati un po’ contrastanti – abbiamo ripristinato l’assetto estivo di Bisarno, quello bruscamente interrotto il 14 agosto scorso. Riportare fuori dal fienile il tavolo, pranzare per la prima volta in stagione sotto il pergolato con una faraona d’antan, le bambine a giocare con la lavagna e i gessetti colorati e con le biciclettine attorno alla tavola, riposizionare i divani in ferro battuto e il tavolino da appoggio è stato intenso e molto forte. Più che un nuovo inizio, questa ritualità ha assunto il sapore di una rinascita. Almeno io l’ho caricata di valenze di questo tipo, ma credo anche la Laura e anche mia mamma. E per festeggiare questa nuova rinascita non ci siamo fatti mancare le semine: quest’anno, sempre grazie al contributo del mio pusher prediletto, abbiamo seminato con le bambine 6 differenti cultivar di basilico e, in serata, 15 differenti cultivar di pomodoro…Un lavorone che, appunto, vedrà i suoi frutti (speriamo!) di qui a un mese circa…

    Adesso è quasi l’ora di portare a scuola le bambine. Sono le 8 e 20 circa e sono sveglio da più di un’ora. Mi faccio una doccia al volo per vedere se questo senso di stordimento si dissipa e inizio questa settimana. E se sarà piovosa, fredda e ventosa…pace.

    La mia basilicaia
  • Un cavolo fa primavera.

    Un cavolo fa primavera.

    Mandorlo quasi in fiore e, sullo sfondo, il cavolfiore.

    Stamani mattina, dopo 10 giorni circa di indolente apatia, mi sono svegliato con una vitalità diversa.

    La Mati e la Laura già ciarlavano amabilmente, e anche Costanza stava ultimando le sue procedure di risveglio senza particolari bizze.

    Fuori un ubertoso sole aveva già bagnato di luce la camera e il cinguettio degli uccelli, incessante e allegro, restituiva un’urgenza di vita a tutta la natura. La casa, appena aperti gli occhi, mi è apparsa ancora più bella del solito.

    Ho preso la mia pompetta per l’asma – sono ancora squassato dalla tosse -, pensando che questa incipiente primavera potrebbe davvero aiutarmi. Certo: allergia, starnuti e occhi gonfi a breve caratterizzeranno le mie giornate, ma al netto di questo ci saranno anche dei benefici al mio stato d’animo complessivo. Un po’ come il bambino protagonista malaticcio e infelice per la perdita della mamma de “Il giardino segreto” della scrittrice inglese Frances Hodgson Burnett. Colin, infatti, grazie all’amicizia con altri due bambini, riesce a ritrovare nuovi entusiasmi godendo e beneficiando del miracolo della primavera nella brughiera inglese, dopo anni in cui era stato segregato dai medici in camera su una sedie a rotelle, curvo nella sola compagnia di giganteschi libri illustrati che il padre, viaggiatore per lavoro, gli portava a ogni suo ritorno. È la lettura serale che ho con le bambine. Un bellissimo libro che ha molte attinenze con la nostra storia familiare.

    Comunque, tornando a stamani, dopo aver portato le bambine a scuola, assecondato la loro voglia cantereccia con “Da zero a cento” di Baby K per Mati e “Su di noi” di Pupo per una strepitosamente vintage Mignola, mi sono riaffacciato nell’orto e con sommo gaudio e soddisfazione personale ho notato che i cavolfiori sono fioriti! Delle grandi palle di fiori bianchi aggregati si beavano del sole del mattino. E le gemme del mandorlo sono ormai sempre più gonfie e arrosate, pronte a esplodere di meravigliosi fiori rosa.

    È proprio vero: la primavera sta arrivando e questa tosse non potrà durare ancora a lungo.