Tag: Sauro

  • Le fatiche del sabato santo.

    Le fatiche del sabato santo.

    Mio primo tentativo di muro a secco

    Oggi è stato un sabato vissuto in abiti contadini. Dal primo frizzante mattino fino alle cinque circa, quando stravolto mi sono infilato sotto una doccia bollente. Maniche corte, pantaloncini tecnici, calzini lunghi e guanti da lavoro, più la compagnia lavorativa di Sauro, il vicino con l’escavatore, e di un altro amico, Pino. 

    Obiettivo, raggiunto con fatica e soddisfazione, è stato disossare la concimaia per preparare il terreno ai pomodori, che stanno proseguendo la loro crescita in casa, creando in parallelo anche un confine sud attraverso l’erezione di un torto e asimmetrico (ma fatto da me!), muro a secco. 

    Sguardo di insieme della porcilaia con maglia e lampada

    Anche la ex porcilaia, a fianco della ex concimaia, ha beneficiato delle nostre fatiche: con una maglia di rete di ferro su un fianco, abbiamo creato un sostegno per una pianta di glicine. La speranza è alleggerire e ingentilire lo stile severo della porcilaia. E con lo stesso fine abbiamo messo una lampada in ferro al suo ingresso. Ancora mancano diversi abbellimenti, ma anche questo piccolo cubicolo si sta inserendo nel contesto del complesso. 

    Amo l’odore del trattore al mattino”

     

  • L’erba del vicino è sempre più verde.

    L’erba del vicino è sempre più verde.

    Bisarno è un toponimo composto da tre macro unità abitative, il cui principale sviluppo si è avuto durante l’Ottocento mezzadrile, ma le cui origini risalgono fino al Medioevo, quando una raminga casa torre (il primo nucleo di casa mia) vigilava su un edificio proto-industriale, una gualchiera, deputata alla battitura della lana per mezzo di meccanismi azionati da dei mulini ad acqua.

    Il toponimo Bisarno, infatti, indica una diramazione della Sieve, ai tempi assimilata all’Arno. La terza unità, dopo la mia casa torre e la gualchiera, è una fattoria leopoldina, costruita nel XVIII secolo a seguito alla riforma agraria voluta da Leopoldo della famiglia dei Lorena, che si succedettero ai Medici. A differenza delle case torre medievali, che hanno avuto uno sviluppo irregolare, le fattorie leopoldine rispondevano a un modello costituito a tavolino e pertanto presentano elementi architettonici armonici, simmetrici e lineari.

    In questa fattoria leopoldina, elegante e raffinata, vive il mio vicino di casa Sauro con sua moglie Laura. Sauro l’ho tante volte nominato in questo blog come colui che con pazienza e bravura ha scolpito, grazie ai suoi potenti mezzi a motore agricoli, gran parte degli spazi esterni di Bisarno, movimentando terra e pietre.

    Sabato sera abbiamo avuto l’onore e il piacere di essere invitati a cena da loro: hanno una veranda attrezzata, con forno a legna, barbecue e una accogliente tavolata per amici, oltre a due simpatici cagnoloni sempre attorno. 

    Quello che abbiamo gustato non era una semplice pizza, ma una grande pizza, con impasto preparato in casa, pronto in palline da essere stese nella classica forma tondeggiante, guarnite a piacimento con ottimi ingredienti, infornate con la pala nel forno acceso fin dal pomeriggio, e poi condite con l’olio della casa: Sauro è anche un produttore di squisito extravergine da olivi situati nelle colline che guardano le nostre proprietà.

    Insomma, una serata squisita, per la bontà delle pizze, per il modo in cui ci hanno accolto, per la piacevolezza con cui abbiamo fatto tardi senza neanche accorgersene.

    Ah: abbiamo avuto modo anche di osservare il prato e l’orto curati da Sauro e Laura: è proprio vero, l’erba del vicino è sempre più verde. Ma ci arriveremo anche noi! 

  • Una stanca pioggiorella. Terreno per orto e prato

    Una stanca pioggiorella. Terreno per orto e prato

    E come da previsioni, dopo una settimana di sole e algide mattine, è arrivata una fastidiosa e nebbioluta pioviggine ad accompagnarci in questo sabato di metà febbraio.

    Meno male che i lavori col trattore sono stati fatti in gran parte ieri, grazie a Sauro e Maurizio: e così ho finalmente una ampia spianata di terra a valle del porcile fino a Bisarno di sotto dove potrò, nell’arco di qualche mese, allestire una prima prodromica forma di orto e, soprattutto, dare sfogo alla nostra pomodoritudine estiva (e di altre sane colture amatoriali, quorum il peperoncino).

    Non solo: grazie al lavoro di benna della scavatrice abbiamo anche accelerato i lavori di disossamento dell’aia (altro che piccone!) e anche qui siamo non lontani dal giorno in cui freseremo, concimeremo e pianteremo la miscela di sementa per l’erba fiorita. Obiettivo un’estate dove correre a piedi nudi sul prato davanti casa.

    E stamani, quando già una blanda pioggia annoiata cadeva del cielo, da solo mi sono cimentato a fare un po’ di pulizia, sotto forma di movimentazione manuale di alcuni pietroni emersi dal disossassamento del terreno. Mi sono anche tagliato, non ho capito neanche come ma a un certo punto il mio guanto da lavoro ha assunto tinte caravaggiesche, ma la sensazione di benessere, di vivere con consapevolezza l’hic et nunc, mi ha davvero riempito la giornata.