Tag: schiacciata alla fiorentina

  • La schiacciata alla fiorentina

    La schiacciata alla fiorentina

    Il dolce fatto in casa è una profumata accoglienza, un gesto di affetto per le persone a cui si vuole bene e con le quali è un piacere condividere un momento spensierato e gustoso fra le mura di casa. Questi dolci sono quasi sempre creati da amorevoli, rugose e sapienti mani femminili elaborando ingredienti semplici e poveri stipati nella dispensa di casa – lo zucchero, il lievito, la cioccolata, il miele, la marmellata -, quella che tutti noi da bambini abbiamo tentato di saccheggiare allungando le mani, precari in punta di piedi su di un traballante sgabello in legno. La preparazione di questi dolci è una fotografia dai contorni screpolati e i colori un po’ ingialliti che si imprime per sempre nel cuore di chi ha la fortuna di assistere a questo magico momento: la spianatoia in legno solcata dall’usura dove si modella la pasta, il vulcano di farina con le uova al centro, il mattarello infarinato, la latta col beccuccio colma di latte, il mestolo di legno, lo zucchero a velo, la frusta, la tortiera imburrata, il forno caldo. Ricordo noi bambini a rimestare coi nostri cucchiaini – come spadaccini in tenzone fra di loro – quel poco che rimaneva nella ciotola del dolciastro composto migrato nello stampo a cuocere e a irrorare di dolcezza la casa e i suoi abitanti.  La casa dei miei nonni accoglieva sempre ogni ospite, i parenti la domenica, gli amici in visita, con un ciambellone – nello specifico un ciambellone con una deliziosa crosticina di zucchero glassato su cui s’incastonavano dei pinoli tostati, che avevo accuratamente raccolto dalle pigne nella pineta vicino casa, impiastrandomi le mani di nero e resina, proprio con l’idea di far fare il dolce alla nonna! – servito insieme a delle meringhe. Come accompagnamento, un bicchierino di Vin Santo che doveva essere assaggiato una prima volta, gustato una seconda, meglio ancora bevuto almeno anche una terza altrimenti pareva quasi che il fortunato ospite volesse rifiutare lo stretto abbraccio profumato di miele, zucchero e pinoli della casa in cui si era entrati.

    E, a febbraio, arrivava il Carnevale, per me la scusa per pretendere dalla nonna due tradizionali fritture dolci tipiche di questa festa: i cenci (una pasta dolce fine fritta coperta di zucchero) e le frittelle di riso. Ne ero ghiottissimo – così come i miei amici che mi venivano a trovare apposta – e li pretendevo continuamente, soprattutto i cenci: “Questa volta ti faccio la schiacciata alla fiorentina che ti fa meglio”, mi diceva la nonna. La schiacciata alla fiorentina!

    La schiacciata alla fiorentina è un altro grande dolce invernale della case fiorentine. “Va bene”, rispondevo fintamente sconsolato: “Ma ripiena con la panna montata come si fa a Firenze, eh!”.

    La schiacciata alla fiorentina è un tipico dolce della tradizione mangiato durante il periodo di Carnevale e, più precisamente, durante la ricorrenza del “berlingaccio”, una festa toscana che concomita con il cosiddetto “giovedì grasso”, il giovedì antecedente l’ultimo giorno di Carnevale: durante il “berlingaccio” è consentito gozzovigliare e concedersi ad abbondanti piaceri della tavola. La schiacciata alla fiorentina è una preparazione molto semplice. Generalmente la si trova nelle pasticcerie ma è piuttosto comune anche prepararsela in casa. Nell’impasto si troveranno le uova, il latte, lo zucchero, la farina con un po’ di lievito e l’arancia, sia sotto forma di scorzette che spremuta. Lo strutto fresco, ingrediente fondamentale, veniva spesso dal maiale che si era soliti macellare a febbraio. Una volta sfornata, si spolvera sopra lo zucchero a velo. Molto spesso (io lo pretendo!) viene farcita con la panna montata.

    La schiacciata con panna è del Bar Ruggini di Pontassieve. La foto di Sandra Pilacchi.
  • Una bella giornata

    Una bella giornata

    Che bontà!

    É da qualche settimana che non aggiorno il blog. Ho sempre molte cose da fare e le priorità pongono questo mio journal intime in secondo piano. Ma va bene così. La scrittura mi aiuta, mi dá una bussola. Nei giorni bui dello scorso anno non riuscivo neanche a scrivere. Avevamo con le bambine un diario che aggiornavamo quasi tutte le sere, annotando le piccole felicità del giorno, un esercizio che compivamo per tenerci aggrappati al presente e che, ripenso col sorriso, ha aiutato Matilde a sviluppare una certa calligrafia, visto che lei era deputata ad accogliere le riflessioni di noi tre. Avevo interrotto tutto, dai social (e questo non era necessariamente un male), all’aggiornamento appunto del blog, al vedermi o anche sentire gli amici, anche i più intimi.

    Con l’estate, fortunatamente, i primi risultati rassicuranti, l’operazione, uno stato di salute mentale migliore, abbiamo cominciato a vivere una rinascita che ha portato a ripristinare certe consuetudini e una nuova normalità, normalità che troppo spesso sottostimiamo nel valore che reca.

    Oggi é stata una domenica dal sapore agrodolce, espressione dei toni velati ma tutto sommato piacevoli della nostra nuova vita. Avevo trascorso una settimana faticosa a lavoro, ma anche e soprattutto inquinata dalle attese per le analisi di controllo che ogni volta, e questo credo sarà ad taedium, generano in me e nella Laura profonde e inevitabili irrequietudini. Il sabato poi, così bagnato da una irrefrenabile pioggia, e da un violento mal di pancia, non aveva in nessun modo mitigato il mio malumore. Fortunatamente il timido barlume di sole odierno mi ha permesso di prendere in mano con l’azione le mie paranoie e ho, abbiamo direi, trascorso proprio una bella giornata.

    Fin dalla mattina le catarsi canore di Elton John, i cui grandi capolavori descrivono proprio le sue rinascite dai guai e dai suoi drammi della vita, hanno sciolto e donato energia al clima generale in casa: ne abbiamo approfittato (cosa che solo io adoro, e adoro ancora di più farlo in quattro) per rimettere a posto un po’ di cassetti. Un delizioso pranzo e nel pomeriggio, prima volta nel 2020, siamo stati nell’orto, a riorganizzare gli attrezzi e la porcilaia dove a oggi giocavano arrabattati. Ne abbiamo approfittato anche per dare una occhiata al pozzo diruto e abbandonato a valle della nostra casa, che abbiamo annesso alla proprietà (eh si, ci siamo comprati una bella bega per la pura vogliadi restituire un elemento icastico e storico al nostro territorio e al nostro paesaggio), oltre ai lavori murari che finalmente stanno ponendo fine alle triennali opere di ristrutturazione della facciata. A breve beneficeremo di un nuovo ingresso, funzionale anche a lasciare che la cucina viva la sua interazione con l’aia senza interferenze di ingressi o uscite di casa.

    Sono stato anche senza giubbotto perché le temperature lo consentivano. In casa, nel frattempo, mia mamma, Costanza e Matilde stavano preparando un grande classico della cucina dolce toscana, la mia prediletta schiacciata alla fiorentina ripiena di panna montata.

    Ci hanno raggiunto anche gli zii per una merenda sublime, a conclusione di una domenica proprio piacevole.

  • La schiacciata con la panna e la Mignola bentornata

    La schiacciata con la panna e la Mignola bentornata

    Mignola che spalma la panna!

    Domenica mia mamma ha preparato la schiacciata alla fiorentina: un dolce “bentornato a casa” per la Mignola che, peraltro, ha anche contribuito alla preparazione di questa prelibatezza, divertendosi con la farcitura della panna. Sono state preparate ben due schiacciate alla fiorentina: una per il nostro pranzo della domenica – eravamo appunto dai mie genitori – e l’altro per una pomeridiana merenda a Bisarno, quando sono venuti a farci visita dei nostri amici.

    Io sono un appassionato cultore della schiacciata alla fiorentina e non vedo l’ora che arrivi il suo periodo, la fine dell’inverno, attorno a Carnevale. Qui a Pontassieve la storica pasticceria Ruggini la fa buonissima ma anche zia e mamma non sono da meno, quando si dilettanto a farla in casa. Per me è imprescindibile la farcitura con la panna montata (la amo meno senza niente, o con la crema Chantilly), che crea un voluttuoso dialogo di piacere con le note agrumate di arancia, pregio di ogni buona schiacciata alla fiorentina.

    La schiacciata alla Fiorentina viene mangiata da fine gennaio fino a metà febbraio, durante il periodo del Carnevale, e più precisamente durante la ricorrenza del Berlingaccio, una festa locale che concomita con il cosiddetto “giovedì grasso”, il giovedì antecedente l’ultimo giorno di Carnevale: durante il “berlingaccio” è consentito gozzovigliare e concedersi ad abbondanti libagioni.

    La schiacciata alla fiorentina è una preparazione dolce da forno a bassa lievitazione originaria di Firenze molto semplice: nell’impasto si trovano le uova, il latte, lo zucchero, la farina e l’arancia appunto, sia grattugiata a scorzette che spremuta, oltre che a un pizzico (ma giusto un pizzico) di lievito.

    Le nostre schiacciate della premiata ditta NonnaZa-Mignola sono state un successo. La poca avanzata della merenda è andata in frigorifero e a cena, malgrado si fosse satolli, non abbiamo saputo resisterle. Refrigerata, ha assunto una piacevolezza quasi barocca e una consistenza ancora più libidinosa…

    La schiacciata alla fiorentina con lo zucchero a velo ornamentale sempre cosparso dalla Mignola