Tag: vangare

  • Via i sassi grossi!

    Via i sassi grossi!

    La primissima operazione sul terreno, che si presentava incolto, duro e gibboso, è stata quella di togliere sassi e pietre.

    Come prima cosa abbiamo chiesto aiuto al nostro valente vicino che, con il suo escavatore, ha “spaccato” la terra: una sorta di grossolana vangatura.

    Dopo questa operazione il campo ha assunto un aspetto lunare: buche, pietroni, accumuli di terra arida, cespi di erba ed erbacce divelti, zolle, una scala di colori che si estendeva dal marrone scuro, al rossastro, al ferroso, fino al giallo secco e arido.

    Ci siamo guardati: “adesso viene il bello”. Prima di poter fresare con la motozappa, era necessario togliere tutti i sassi. Non tutti, i sassi contribuiscono a tenere ricco il terreno, ma quelli più grossi sì! E l’unica operazione possibile era manuale: piccone, schiena giù, sasso nel secchio, secchio portato via a creare delle piccole macie di sassi, e di nuovo piccone, schiena giù…

    E mentre portavamo via i sassi, abbiamo notato una abbondante presenza di lombrichi, molti dei quali ahinoi hanno costituito il fiero pasto delle galline, ma ci teniamo la conferma che il terreno dovrebbe essere buono e sufficientemente fertile!

    Chi diceva che l’orto vuole l’uomo morto? Beh, speriamo di no. Le prime ore del nostro lavoro all’Orto dei nati storti è stato dedicato a questa opera sisifea, di pura fatica…

  • Sabato a rilassarsi lavorando a casa. Un uomo con la zappa.

    Sabato a rilassarsi lavorando a casa. Un uomo con la zappa.

    Le dieci e mezzo circa della sera. Sto frescheggiando sulla mia sdraio nera adagiata sull’erba, tagliata per la prima volta oggi. Le bambine sono state portate su e anche la Laura credo abbia approfittato del ritrovato silenzio per anticipare il sonno.

    Del resto stamani il risveglio è stato per noi alle 6.30, irrorati da un bagno di luce che lasciava presagire una giornata estiva (come di fatto lo è stata) e dalle nostre solite agitazioni, che non hanno capito che durante il fine settimana farebbero meglio a non palesarsi. 

    Mal di poco. Ne ho approfittato per godermi la casa e il giardino dopo i nove giorni in Asia. Godermi. Oddio, lavorarci da contadino improvvisato per esorcizzare lo stress e pacificarmi coi ritmi blandi e silenziosi della natura. In ininterrotta sequenza: annaffiare l’orto, i germogli, la bordura delle aromatiche, gli alberi da frutto, le viti, dare l’antiparassitario al pero-melo e al peperoncino Carolina Reaper e tagliare l’erba, coadiuvato dal NonnoCiccio e dalle Upupole, vogliose finalmente di poterci poi giocare, e di ballare-fare le capriole-farci i salti- su questa attesissima erba! Poi un famelico desinare al fresco.

    Nel pomeriggio, a vangare un ulteriore lembo di terreno per allargare il perimetro erboso (visto quanto ci è venuta bene) e a zappare per predisporre la piantagione, domani, dei pomodorini fatti germogliare nelle cassette della frutta! Si! Malgrado inizialmente, tenuti in casa, avessero filato (cioè si fossero allungate troppo per scarsa luce), li avevo reinterrati e avevano ripreso meravigliosamente, al punto di poterli adesso portare a terra nell’orto. 

    I grilli cantano mentre le gatte si contendono le ultime eccedenze della ciotola col loro cibo. Qualche uccello che non riconosco fischia. Dei cani in lontananza latrano. Di lontano si sentono le auto sfrecciare nella variante. Comincia a essere tardi. Domani è un altro giorno per rilassarsi stancandosi.